Benedetto XVI e Bartolomeo I: «Si arrivi all’unità dei cristiani»

da Roma

Hanno recitato insieme il Credo niceno, nella formula condivisa dalle due Chiese. Hanno predicato dall’altare della confessione, prima l’uno, dopo l’altro, parlando entrambi dell’anelito all’unità, hanno entrambi benedetto i fedeli e alla fine sono scesi a pregare davanti alla tomba del principe degli apostoli: la solenne celebrazione della festa dei santi Pietro e Paolo, patroni di Roma, ha visto ieri mattina nella basilica vaticana il Papa Benedetto XVI e il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I compiere un nuovo gesto di amicizia. Durante la messa, Ratzinger ha consegnato il pallio – la piccola stola di lana ornata con croci nere che simboleggia la pecora portata sulle spalle dal Buon Pastore – a quaranta arcivescovi metropoliti nominati nell’ultimo anno.
Al momento dell’omelia, Benedetto XVI ha passato la parola a Bartolomeo, successore dell’apostolo Andrea, il «primo chiamato», il quale ha ricordato come il dialogo teologico vada avanti e ha auspicato che «i problemi vengano meno, il più velocemente possibile», per raggiungere l’unità. Poi il Papa ha tenuto la sua omelia, ricordando che la «missione permanente di Pietro» è far sì che «la Chiesa non si identifichi mai con una sola nazione, con una sola cultura, con un solo Stato. Che sia sempre la Chiesa di tutti. Che riunisca l’umanità al di là di ogni frontiera e, in mezzo alle divisioni di questo mondo, renda presente la pace di Dio, la forza riconciliatrice del suo amore». È questo il ruolo di unione, universale, del primato del Papa. Un primato che fin dal 1995, con l’enciclica Ut unum sint di Giovanni Paolo II, la Chiesa di Roma si è resa disponibile a discutere non nella sua sostanza, ma nelle forme del suo esercizio per favorire la piena comunione con le Chiese ortodosse.