Benedetto XVI: «I cristiani pentiti per la Shoah»

nostro inviato a Vienna

Un pensiero alla comunità ebraica austriaca Benedetto XVI lo dedica già prima di atterrare a Vienna, incontrando i giornalisti sull’aereo. Parlando dell’incontro che nel pomeriggio lo avrebbe portato davanti al monumento della Shoah nella Judenplatz, il Papa afferma di voler mostrare «la nostra tristezza, il pentimento e l’amicizia con i fratelli ebrei, per andare avanti in questa unione e nel dialogo». Dopo l’arrivo all’aeroporto, la preghiera alla Mariensäule nella piazza Am Hof, dove, nonostante il diluvio molti giovani lo hanno atteso, il Papa ha compiuto in papamobile i duecento metri di distanza ed è arrivato davanti al monumento di Rachel Whiteread che commemora gli oltre 65mila ebrei austriaci uccisi dai nazisti tra il 1938 e il 1945. È un parallelepipedo di pietra che porta incastonate nelle piastrelle del pavimento interno i nomi delle località dove avvennero i massacri. Al suo arrivo il Papa è stato accolto dal presidente della comunità ebraica Ariel Muzicant e dal rabbino capo Paul Chaim Eisenberg. Per qualche minuto, sotto la pioggia battente, Benedetto XVI è rimasto in raccoglimento e preghiera. Poi il rabbino, che indossava una kippà bianca identica allo zucchetto del Pontefice, ha intonato una preghiera. Va ricordato che già durante il suo primo viaggio, a Colonia nell’agosto 2005, Ratzinger volle visitare la sinagoga della città e nel maggio 2006, a conclusione della visita in Polonia, ha voluto pregare ad Auschwitz. La parola «pentimento», usata ieri sull’aereo che lo avrebbe portato a Vienna, è una delle più esplicite usate dal Papa per ricordare le responsabilità dei cristiani nell’antigiudaismo. La Judenpltaz è luogo simbolico delle persecuzioni: vi sono le rovine di una sinagoga medioevale e vi si ricordano anche le uccisioni di ebrei che avevano rifiutato il battesimo forzato, avvenute nel 1420.