Benedetto XVI: "Il mondo ha bisogno di una chiesa povera e libera"

Il papa a Brescia per il suo viaggio sulle orme di Paolo VI. A Botticino Sera visita alle spoglie di Sant'Arcangelo Tadini. In Piazza della Loggia preghiera per le vittime della strage del 1974. Nell'omelia citazioni di Papa Montini

Brescia - Occorre pregare e lavorare "perché nasca un mondo fraterno in cui ognuno non viva per sé ma per gli altri": lo ha detto papa Benedetto XVI rivolgendo un saluto fuori programma alla piccola folla raccolta fuori dalla chiesa parrocchiale di Botticino Sera (Brescia) conclusa una breve visita alle spoglie di Sant'Arcangelo Tadini. Il pontefice ha così voluto anticipare alcuni temi che potrebbero costituire alcune delle chiavi di questa visita pastorale, quelli della carità e della solidarietà. Il Papa ha ringraziato i fedeli che lo attendevano nonostante la pioggia fuori dalla chiesa, per l' "accoglienza calorosa", segno - ha detto - di una "chiesa viva". A loro ha rivolto infine un saluto, una benedizione e l'augurio di buona domenica.

Preghiera a Piazza della Loggia Benedetto XVI durante il suo percorso in papamobile tra la parrocchia di Botticino Sera e il Duomo di Brescia si è fermato in Piazza della Loggia, davanti alla Stele che ricorda le otto vittime della strage del 28 maggio 1974. Una bomba fu fatta esplodere durante una manifestazione antifascista ed è tuttora in corso un processo che vede imputati alcuni militanti di Ordine Nuovo. Il Papa non è sceso dalla papamobile ma l'ha fatta fermare davanti alla targa, si è alzato in piedi, si è raccolto in preghiera ed ha fatto il gesto della benedizione.

Una chiesa "povera e libera", "così dev'essere la comunità ecclesiale, per riuscire a parlare all'umanità contemporanea" ed essere vicina alle sfide di oggi: crisi economica, immigrazione, educazione dei giovani. Lo ha detto papa Benedetto XVI nell'omelia della messa celebrata nel Duomo di Brescia, culmine di una sua visita pastorale nella diocesi. Parole riprese dal testamento spirituale di Paolo VI, al quale Ratzinger renderà omaggio qui e nella sua città natale, di cui ha sottolineato l'attualità. "L'incontro e il dialogo della Chiesa con l'umanità di questo nostro tempo stavano particolarmente a cuore di Giovanni Battista Montini in tutte le stagioni della sua vita". E dedicò tutte le sue energie - ha ricordato Ratzinger "al servizio di una Chiesa il più possibile conforme al suo signore Gesù Cristo, così che, incontrando lei, l'uomo contemporaneo possa incontrare Lui, perché di lui ha assoluto bisogno".

La "questione della Chiesa", del suo "disegno di salvezza" e del suo "rapporto col mondo", che tanto stava a cuore a Paolo VI, è anche oggi "assolutamente centrale" Citando parole dell'enciclica montiniana Ecclesiam suam, papa Ratzinger ha indicato tre concetti, "coscienza, rinnovamento, dialogo", che, a suo giudizio dovrebbero ispirare le relazioni tra Chiesa e "mondo moderno". La Chiesa dovrebbe, cioé, approfondire la "coscienza di se stessa", poi rinnovarsi guardando a Cristo, infine, coniugare la coscienza teologica con la vita vissuta. il che presuppone - ha detto - "una robusta vita interiore". Un rapporto, quello tra chiesa e mondo, che "gli sviluppi della secolarizzazione e della globalizzazione" hanno reso - ha sottolineato il papa - "ancora più radicale, nel confronto con l'oblio di Dio, da una parte, e con le religioni non cristiane dall'altra".

Anche il Papa ha bisogno di essere aiutato con la preghiera" anche se "tanti si aspettano" da lui "gesti clamorosi, interventi energici e decisivi": è uno dei tanti passaggi di Paolo VI citati da Benedetto XVI. La citazione è presa da un discorso del 1968 al Seminario lombardo, "mentre le difficoltà del post-concilio - ha ricordato Ratzinger - si sommavano con i fermenti del mondo giovanile". "Il Papa - disse allora Paolo VI, ripreso oggi da Benedetto XVI - non ritiene di dover seguire altra linea che non sia quella della confidenza in Gesù cristo, a cui preme la sua Chiesa più che non a chiunque altro. Sarà lui a sedare la tempesta". "Non si tratta tuttavia di un'attesa sterile o inerte - aggiungeva - bensì di attesa vigile nella preghiera. E' questa la condizione che Gesù ha scelto per noi", e "anche il Papa ha bisogno di essere aiutato con la preghiera".

L'importanza del celibato dei sacerdoti è stata sottolineata da Benedetto XVI che si è rivolto anche ai preti e ai seminaristi. Sul tema, particolarmente attuale nell'attesa dell' annunciata Costituzione apostolica per gli anglicani che potrebbe ammettere in qualche forma anche se con molti limiti il matrimonio per i sacerdoti, Paolo VI aveva scritto un'enciclica, che Benedetto XVI ripropone in questo Anno sacerdotale. "Preso da Cristo Gesù fino all'abbandono di tutto se stesso a lui - questo il passaggio dell'enciclica citato oggi da Benedetto XVI - il sacerdote si configura più perfettamente a Cristo anche nell'amore col quale l'eterno sacerdote ha amato la Chiesa suo corpo, offrendo tutto se stesso per lei...La verginità consacrata dei sacri ministri - ha aggiunto sempre citando Paolo VI - manifesta infatti l'amore verginale di Cristo per la Chiesa e la verginale e skoprannaturale fecondità di questo connubio".