Benedetto XVI scrive di Gesù ma parla all'uomo "Non è un atto di magistero, liberi di criticarmi"

Presentato il libro del Papa-teologo &quot;Gesù di Nazaret&quot;. Alcuni concetti: &quot;Gesù storico contro buonismo e laicismo&quot;, &quot;Marx svela l'alienazione dell'uomo ma nega Dio&quot;, &quot;Chernobyl simbolo di creazione asservita&quot;, &quot;La Fede non sia al servizio della politica&quot;. <a href="/a.pic1?ID=170803"><strong>&quot;Barabba? Combattente per la resistenza&quot;</strong></a>

Città del Vaticano - Il cristianesimo non è buonismo e non è una morale. E anche se oblio di Dio e mito del successo hanno trasformato la «giusta laicità» in un profano laicismo, la ricerca della verità di Dio resta un «segnavia» per la ragione dell'uomo. La verita di Dio il Papa propone di cercarla «nella comunione con Gesù». Si spiega anche così il suo «Gesù di Nazaret», 447 pagine di teologia in cui Joseph Ratzinger-Benedetto XVI esamina la vita pubblica di Cristo, dal battesimo nel Giordano alla Trasfigurazione, si confronta con il Gesù dei Vangeli e archivia tutte le immagini fantasiose su Gesù di cui pullula la letteratura degli ultimi anni. Nella premessa del volume il pontefice precisa ai suoi lettori: «Questo libro non è in alcun modo un atto magisteriale, perciò ognuno è libero di contraddirmi».

«La nuova bontà di Dio non è acqua zuccherata», spiega il Papa grazie alle beatitudini: c'è sempre «lo scandalo della croce» che «per molti è più insopportabile di quanto era una volta il tuono del Sinai per gli israeliti». E dimenticare Dio neppure aiuta la libertà dell'uomo: quando la «libertà è stata interamente sottratta allo sguardo di Dio e alla sua comunione con Gesu», «la libertà per l'universalità e quindi per la giusta laicità dello Stato si è trasformata in qualcosa di assolutamente profano, in "laicismo", per il quale l'oblio di Dio e l'esclusivo orientamento verso il successo sembrano diventati elementi costitutivi».

In pagine fortemente influenzate dall'opera del rabbino Jacob Neusner, Benedetto XVI osserva che «per il cristiano e il credente le disposizioni della Torah restano decisamente un punto di riferimento, al quale egli guarda sempre; soprattutto, la ricerca della volontà di Dio nella comunione con Gesù resta come un segnavia per la sua ragione, che senza di essa corre sempre il pericolo dell'offuscamento, della cecità». Di Neusner il Papa apprezza l'essersi «inserito tra gli ascoltatori del Discorso della montagna» e aver «cercato di avviare un colloquio con Gesù», si dispone a fare altrettanto e conduce a farlo anche i suoi lettori. Il tema torna nel capitolo dedicato alla preghiera del Padre Nostro: Il male, osserva, «minaccia di ingoiarci» e «a questo si accompagna la disgregazione degli ordini morali mediante una forma cinica di scetticismo e illuminismo». «Anche oggi - aggiunge - ci sono da un lato le potenze del mercato, del traffico di armi, di droghe e di uomini, potenze che gravano sul mondo e trascinano l'umanità in vincoli ai quali non ci si può sottrarre. Anche oggi - rimarca - c'è dall'altro, l'ideologia del successo, del benessere, che ci dice: Dio è solo una finzione, ci fa solo perdere tempo e ci toglie la voglia di vivere». Mentre il Padre nostro ci vuole dire: «solo quando hai perduto Dio hai perduto te stesso, allora sei ormai soltanto un prodotto casuale dell'evoluzione. Allora il 'dragò ha vinto davvero».

Ma il papa-teologo ha di mira anche la «rabbiosa» critica che Nietzsche fa del cristianesimo, riducendo le beatitudini al manifesto di una «religione del risentimento, come l'invidia dei codardi e degli incapaci che non sono all'altezza della vita e allora vogliono vendicarsi esaltando il loro fallimento e oltraggiando i forti, coloro che hanno successo e sono fortunati». Tanto di Nietzsche è «passato nella coscienza moderna», ma dopo i «regimi totalitari che hanno calpestato l'uomo» e oggi «di fronte all'abuso del potere economico e alla crudeltà del capitalismo» capiamo chi ha «fame e sete di giustizia» e perchè Gesù ci metteva «in guardia contro la ricchezza». Gesù storico, vero uomo, non è contro il gusto della vita, ammonisce papa Ratzinger ricordando che anche il mondo greco con la sua «gioia di vivere» condannava però la «hybris», la «autosufficienza ostentata».