Benedetto XVI a Torino: "La Sindone è un simbolo dell'umanità oscurata"

Il Pontefice, in visita a Torino, in preghiera di fronte alla Sacra Sindone. Messaggio ai disoccupati: &quot;Vi sono vicino&quot;. Ai giovani: &quot;Non vivacchiate, fate scelte per sempre&quot;. <a href="/interni/pedofilia_pontefice_commissaria_i_legionari_cristo/02-05-2010/articolo-id=442244-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>Pedofilia, il Papa commissaria i Legionari di Cristo</strong></a><br />

Torino - Visibilmente commosso, il Papa è rimasto in preghiera per diversi minuti davanti alla Sacra Sindone esposta nel Duomo di Torino, in un silenzio assoluto. Accanto al Papa, inginocchiato davanti al Sacro Lino, l'arcivescovo di Torino cardinale Severino Poletto. La Sindone è "icona del Sabato Santo" che è "giorno del nascondimento di Dio", ma anche giorno in cui "proprio dalla morte del Figlio di Dio è spuntata la luce di una speranza nuova, la luce della Resurrezione". Sono le parole pronunciate da Papa Benedetto XVI nel momento della venerazione del Telo, esposto nel Duomo di Torino, con le quali il Pontefice ha richiamato l'attualità del messaggio del sacro Lino. "Nel nostro tempo specialmente dopo aver attraversato il secolo scorso - sottolinea il Pontefice - l'umanità è diventata particolarmente sensibile al mistero del Sabato Santo. Il nascondimento di Dio fa parte della spiritualità dell'uomo contemporaneo, come un vuoto nel cuore che è andato allargandosi sempre di più: dopo due guerre mondiali, i lager, i gulag, Hiroshima e Nagasaki, la nostra epoca è diventata in misura sempre maggiore un Sabato Santo e anche noi abbiamo a che fare con questa oscurità". Eppure, sottolinea il Papa, "la morte del figlio di Dio, ha un aspetto enorme, totalmente positivo, fonte di consolazione e di speranza: il mistero più oscuro della fede è nello stesso tempo il segno più luminoso di una speranza che non ha confini. Il Sabato Santo è la 'terra di nessunò tra la morte e la risurrezione ma in questa 'terra di nessunò è entrato Uno, e la Sindone sta a testimoniare precisamente quell'intervallo unico e irripetibile nella storia dell'umanità e dell'universo, in cui Dio, ha condiviso non solo il nostro morire, ma anche il nostro rimanere nella morte. La solidarietà radicale".

"Gli anni mi rendono più sensibile alla Sindone" "Questo è per me un momento molto atteso. In un'altra occasione mi sono trovato davanti alla sacra Sindone, ma questa volta vivo questo pellegrinaggio e questa sosta con particolare intensità: forse perchè il passare degli anni mi rende ancora più sensibile al messaggio di questa straordinaria Icona". Sono le prime parole della meditazione di Benedetto XVI davanti alla Sindone. "Forse e direi soprattutto - prosegue ancora il Papa - perchè sono qui come Successore di Pietro e porto nel cuore tutta la Chiesa, anzi tutta l'umanità. Ringrazio Dio per il dono di questo pellegrinaggio".

"Rancori e divisioni" Troppi "rancori, divisioni, risentimenti" contraddistinguono la nostra esistenza, ha detto papa Benedetto XVI, durante la messa celebrata in piazza San Carlo a Torino, tenendo un discorso generale sulla Chiesa e anche la società. Il pontefice ha preso spunto dal messaggio di Cristo "come io ho amato voi, così amatevi gli uni con gli altri". Un comandamento che deve essere seguito , anche se "ovviamente con le nostre forze siamo deboli e limitati". "C'é sempre in noi - ha spiegato - una resistenza all'amore e nella nostra esistenza ci sono tante difficoltà che provocano divisioni, risentimenti e rancori".

Appello ai politici Perseguire sempre il "bene comune", anche quando può apparire difficile. E' questa l'esortazione lanciata da Benedetto XVI ai politici, in particolare a quelli torinesi, durante la messa celebrata stamane in piazza San Carlo. "Desidero - ha detto - incoraggiare lo sforzo, spesso difficile, di chi è chiamato ad amministrare la cosa pubblica". "La collaborazione - ha aggiunto - per rendere la città sempre più umana e vivibile è un segno che il pensiero cristiano sull'uomo non è mai contro la libertà, ma in favore di una maggiore pienezza che solo nella 'civilta' dell'amoré trova la sua realizzazione".

Vicino a disoccupati, precari, immigrati La vicinanza ai disoccupati, ai precari, alle famiglie in difficoltà, agli emarginati e agli immigrati è stata espressa dal Papa. "Qui - ha detto il pontefice nell'omelia - non mancano problemi e sofferenze, ma lo stesso sacro telo della Sindone invita i credenti alla speranza". "So che anche a Torino non mancano difficoltà, problemi, preoccupazioni: penso, in particolare - ha detto il Papa - a quanti vivono concretamente la loro esistenza in condizioni di precarietà, a causa della mancanza del lavoro, dell'incertezza per il futuro, della sofferenza fisica e morale; penso alle famiglie, ai giovani, alle persone anziane che spesso vivono la solitudine, agli emarginati, agli immigrati". "Sì - ha aggiunto - la vita porta ad affrontare molte difficoltà, molti problemi, ma è proprio la certezza che ci viene dalla fede, la certezza che non siamo soli, che Dio ama ciascuno senza distinzione ed è vicino a ciascuno con il suo amore, che rende possibile affrontare, vivere e superare la fatica dei problemi quotidiani".

Ai giovani: "Non vivacchiate, fate scelte per sempre"
Vivere e non "vivacchiare"; fare scelte "definitive" e non "provvisorie e revocabili", perchè la libertà non consiste nel cambiare. È quanto ha detto stasera papa Benedetto XVI ai giovani di Torino, incontrati in piazza San Carlo. In particolare, Ratzinger ha citato i giovani che "vivono situazioni di sofferenza , di difficoltà e di smarrimento". Più volte il suo discorso è stato interrotto dagli applausi da una piazza affollata, nonostante scrosci di pioggia. "Oggi - ha detto il Papa - non è facile parlare di vita eterna e di realtà eterne, perchè la mentalità del nostro tempo ci dice che non esiste nulla di definitivo: tutto muta e anche molto velocemente". "Cambiare è diventata, in molti casi, la parola d'ordine, l'esercizio più esaltante della libertà", ha osservato. "Cari giovani - ha subito ammonito - non è questa la vera libertà, la felicità non si raggiunge così. Ognuno di noi è creato non per compiere scelte provvisorie e revocabili ma scelte definitive e irrevocabili», nel matrimonio come nella vita consacrata. Poi, citando il beato Pier Giorgio Frassati, un giovane di Torino portato agli onori degli altari 20 anni fa, Ratzinger ha formulato un'ultima raccomandazione: dovete «vivere e non vivacchiare".

Decine di migliaia di fedeli ha salutato l'arrivo del Papa in Piazza San Carlo. Il Pontefice si è sporto dal finestrino della "papamobile" appena entrata in piazza ed ha baciato un bambino che gli è stato avvicinato all'auto. Lungo via Roma, la strada che porta dal Piazza Castello a Piazza San Carlo, il Papa è stato applaudito dalla folla che scandiva il suo nome. Arrivato davanti al palco, Benedetto XVI è sceso dalla "papamobile" ed ha salutato la folla.

Il benvenuto del sindaco "Benvenuto a Torino, Santità. Benvenuto". Con queste parole il sindaco di Torino Sergio Chiamparino ha iniziato il suo discorso di saluto al Pontefice. Un saluto in cui il sindaco ha voluto ricordare Torino come la città di "santi sociali" che "scelsero i poveri". Una città, ha aggiunto il sindaco, che sa, "anche in momenti difficili", "accogliere ed integrare" chi cerca lavoro o chi fugge "dalla guerra e dalla fame". A Torino, ha poi detto Chiamparino, "la accolgono fede e ragione, unite". "Come sa Torino ed il Piemonte è fin dall'Ottocento patria di grandi santi sociali", tra i quali Chiamparino ha citato Giovanni Bosco, Giuseppe Cafasso e il Beato Frassati. "Anime illuminate che seppero interpretare i bisogni del loro tempo. Uomini e donne che scelsero di lavorare in strada accanto agli ultimi, che scelsero i poveri" e che furono "costruttori di opere di carità". "Forse anche per il valore di questa eredità è più facile a Torino capire quale valore possa avere la fede per la società civile. Torino da sempre sa riconoscere valore pubblico della religiosità. E' una città rispettosa di tutte le religioni - ha detto Chiamparino - che anche per questo ha saputo e sa, anche in momenti difficili, sotto la sferza di una crisi intensa, accogliere ed integrare": lo ha fatto con "chi veniva in cerca di lavoro", ha ricordato citando "l'alta guida morale del cardinale Pellegrino negli anni Sessanta", e sa farlo oggi accogliendo "chi scappa da guerra e fame", anche grazie a quel volontariato che contribuisce alla "solida spina dorsale della solidarietà torinese". "Credenti e non - ha poi detto - sono chiamati a riflettere sul senso profondo della Sindone che muove in ciascuno di noi meditazioni autentiche e suscita attenzione nella sofferenza e nel bisogno dell'altro".

Il messaggio del cardinale Poletto L'affetto dei torinesi al Papa è stato espresso dal cardinale Severino Poletto, arcivescovo di Torino, nel suo messaggio di saluto al Papa in piazza San Carlo. "Siamo sicuri di non essere allo stretto nel suo cuore. Perché noi Le vogliamo bene, come Lei ne vuole a noi", ha detto il cardinale soffermandosi soprattutto sulla Sindone, "quel Sacro Lino che ci parla in modo impressionante della passione di Gesù". Dopo aver ricordato che "Torino è una città stupenda e complessa" ed essere stato interrotto da un applauso quando ha pronunciato il nome del predecessore di Benedetto XVI, Giovanni Paolo II, Poletto ha aggiunto che "dalla Sindone allarghiamo lo sguardo alle sofferenze del nostro tempo" Quella del Papa, ha poi aggiunto Poletto, è una "visita gradita perché è stata molto desiderata da tutti noi. E ci siamo preparati con una speciale novena di preghiera in tutte le parrocchie della diocesi". "La Sua visita - ha poi detto - è un evento di grazia". "Ci stringiamo intorno a Lei - ha detto tra l'altro - per esprimere il nostro affetto di figli e per contribuire con la preghiera a chiedere forza e consolazione per il Suo ministero". Poletto ha poi ricordato "quanti non sono in piena sintonia con la fede cristiana ma ne riconoscono l'autorità morale per cui anch'essi avvertono che la Sua è una voce che va ascoltata e con la quale confrontarsi". 

Tutta la città in attesa del Pontefice Sotto il palco allestito per la celebrazione ci sono sacerdoti e autorità locali. Il palco di 35 metri quadrati è allestito tra le Chiese di Santa Cristina e di San Carlo che si affacciano sulla piazza. Il colore dominante nella piazza è il viola: quello delle casacche dei "volontari della Sindone" che assistono e informano i pellegrini che giungono a Torino per l'Ostensione della Sacra Sindone, esposta in Duomo, dove oggi si recherà anche il Pontefice. Al suo arrivo all'aeroporto di Caselle (assieme a al Pontefice, sull'aereo anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta), il Papa è stato salutato dalle autorità locali e dall'arcivescovo di Torino, cardinale Severino Poletto. Ad accoglierlo, il neopresidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, insediatosi pochi giorni fa, il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, il presidente della Provincia, Antonio Saitta, il prefetto Paolo Padoin ed il questore Aldo Faraoni