Benedetto XVI: «La vita non va manipolata»

da Roma
La vita che nasce non si può sopprimere o manomettere. I cristiani sono chiamati «a contrastare» il predominio del relativismo «nella società e nella cultura» per riaffermare «l’intangibilità della vita umana». La famiglia oggi è sottoposta a molte minacce e va sostenuta con «provvedimenti legislativi e amministrativi».
A pochi giorni dal referendum sulla fecondazione assistita Benedetto XVI interviene per la prima volta con un discorso interamente dedicato al tema della famiglia, del matrimonio e della vita. L’occasione gli è stata offerta dal convegno della diocesi di Roma che si è aperto ieri sera nella basilica di San Giovanni in Laterano: un’iniziativa inserita nel percorso iniziato con la «Missione cittadina» voluta da Giovanni Paolo II in vista del Giubileo. Il Pontefice è arrivato nella Basilica, accolto dal cardinale Camillo Ruini e prima di pronunciare il suo discorso ha ascoltato il saluto e la testimonianza di una famiglia romana. Quindi ha preso la parola. Nel suo articolato intervento Papa Ratzinger ha spiegato i fondamenti biblici del matrimonio, e ha rilanciato la missione evangelizzatrice della famiglia «in un contesto sociale e culturale nel quale sono all’opera forze molteplici che tendono ad allontanarci dalla fede e dalla vita cristiana». E ha pure denunciato i rischi di quella che ha definito una «libertà anarchica».
«Le varie forme odierne di dissoluzione del matrimonio - ha detto il Papa - come le unioni libere e il “matrimonio di prova”, fino allo pseudo-matrimonio tra persone dello stesso sesso, sono espressioni di una libertà anarchica, che si fa passare a torto per vera liberazione dell’uomo. Una tale pseudo-libertà - ha aggiunto Ratzinger - si fonda su una banalizzazione del corpo, che inevitabilmente include la banalizzazione dell’uomo». Il presupposto di questa concezione della vita è che «l’uomo può fare di sé ciò che vuole». «Il suo corpo - spiega ancora Benedetto XVI - diventa così una cosa secondaria dal punto di vista umano, da utilizzare come si vuole. Il libertinismo, che si fa passare per scoperta del corpo e del suo valore, è in realtà un dualismo che rende spregevole il corpo, collocandolo per così dire fuori dall’autentico essere e dignità della persona».
Secondo Papa Ratzinger queste tendenze così sviluppate nella società contemporanea diventano in definitiva un’«arma» per scacciare Dio dall’uomo. «Lo svilimento dell’amore umano, la soppressione dell’autentica capacità di amare si rivela infatti, nel nostro tempo - spiega Benedetto XVI - l’arma più adatta e più efficace per scacciare Dio dall’uomo, per allontanare Dio dallo sguardo e dal cuore dell’uomo».
Parlando dei figli, il Papa ha affermato che «la vita viene data interamente solo quando con la nascita vengono dati anche l’amore e il senso che rendono possibile dire sí a questa vita». «Proprio da qui diventa tutto chiaro - ha aggiunto il Pontefice - quanto sia contrario all’amore umano, alla vocazione profonda dell’uomo e della donna, chiudere sistematicamente la propria unione al dono della vita, e ancora di più sopprimere o manomettere la vita che nasce».
L’ultima parte del discorso papale è dedicata alla «minaccia del relativismo», che «lascia come ultima misura solo il proprio io con le sue voglie, e sotto l’apparenza della libertà diventa per ciascuno una prigione». Ratzinger ha concluso chiedendo alle famiglie cristiane di «contrastare il predominio nella società e nella cultura» del relativismo «per riaffermare l’intangibilità della vita umana dal concepimento al suo termine naturale, il valore unico e insostituibile della famiglia fondata sul matrimonio e la necessità di provvedimenti legislativi e amministrativi che sostengano le famiglie nel compito di generare ed educare i figli».