Benedetto XVI vuole un canadese a capo della «fabbrica dei vescovi»

Finalmente deciso il cambio ai vertici della Congregazione dei vescovi: nelle prossime settimane sarà annunciato il nome del successore del cardinale bresciano Giovanni Battista Re, alla guida della «fabbrica» dei vescovi da un decennio. Salvo improbabili – ma sempre possibili – sorprese dell’ultima ora, la scelta del Papa è caduta sul cardinale canadese Marc Ouellet, arcivescovo di Québec.
Ouellet, 66 anni, religioso sulpiziano originario di La Motte, piccolo centro nei pressi della città canadese francofona di Amos, prete dal 1968, vescovo dal 2001, è stato per poco più di un anno Segretario del Pontificio consiglio per l’unità dei cristiani prima di essere inviato, nel novembre 2002, da Papa Wojtyla in Québec, diventando così primate del Canada. Il cardinale parla sei lingue ed è membro della redazione di Communio, la rivista fondata da Joseph Ratzinger e Hans Urs von Balthasar. Conosce la Curia, è un ratzingeriano, ed è punto di riferimento importante per la Chiesa canadese. L’annuncio della nomina è atteso prima dell’inizio delle vacanze estive, il nuovo Prefetto potrebbe insediarsi ai vertici dell’importante «ministero» vaticano a partire da settembre.
Quella del capo della Congregazione dei vescovi è una nomina cruciale per il pontificato di Benedetto XVI, dato che il Prefetto collaborerà con lui nella scelta della leadership della Chiesa cattolica, con le nomine dei pastori per i prossimi dieci-vent’anni.
La nomina del successore di Re è stata molto travagliata. Da tempo ormai la scelta del Papa era caduta su un altro candidato, il cardinale George Pell, arcivescovo di Sydney. Il 30 aprile scorso Pell era stato ricevuto in udienza da Benedetto XVI, che gli aveva comunicato la volontà di nominarlo Prefetto dei vescovi. Dopo l’udienza, il porporato australiano si era intrattenuto a lungo con il cardinale Re. La Santa Sede gli aveva già assegnato un appartamento in via Rusticucci. Poi, improvvisamente, tutto è stato rimesso in discussione. A pesare sembra siano state soprattutto le riserve dello stesso Pell (che avrebbe lasciato malvolentieri l’Australia), ma anche le pubbliche proteste di un’associazione di vittime della pedofilia irlandese che ha contestato al cardinale la gestione di vecchi casi di abusi.
La Santa Sede ritiene che il cardinale – molto apprezzato da Ratzinger che lo ha conosciuto come collaboratore dell’ex Sant’Uffizio - non abbia alcuna responsabilità, come peraltro a suo tempo è stato già accertato anche in sede giudiziaria civile. Ma visti i tempi difficili e le campagne mediatiche sugli scandali, alla fine Oltretevere si è deciso a malincuore di cambiare candidato per evitare di esporre il nuovo Prefetto alle polemiche prima ancora che iniziasse il suo lavoro. È rimasta però la scelta di non designare a capo della «fabbrica» dei vescovi un italiano, e così, invece dell’Australia, ci si è indirizzati in Canada. Nel corso del pontificato wojtyliano la Congregazione dei vescovi ha visto alternarsi, oltre agli italiani Sebastiano Baggio (nominato già da Paolo VI) e Re, anche l’africano Bernardin Gantin e il brasiliano Lucas Moreira Neves.