Benedetto XVI: "Wojtyla presto beato"

Messa in Vaticano nel secondo anniversario della morte di Giovanni
Paolo II. Ruini: «Quella volta che parlai di aborto e lui difese le
donne»

Milano - «L’amore di Papa Wojtyla per Cristo è traboccato, potremmo dire, in ogni regione del mondo, tanto era forte e intenso. La stima, il rispetto e l’affetto che credenti e non credenti gli hanno espresso alla sua morte non ne sono forse una eloquente testimonianza?». Così Benedetto XVI, ieri pomeriggio nell’omelia della messa di suffragio in piazza San Pietro, ha ricordato il predecessore nel secondo anniversario della morte, nel giorno in cui si è chiusa la fase diocesana del processo di beatificazione. «L’intenso e fruttuoso ministero pastorale - ha detto ancora Ratzinger - e ancor di più il calvario dell’agonia e della serena morte dell’amato nostro Papa, ha fatto conoscere agli uomini del nostro tempo che Gesù Cristo era veramente il suo “tutto”». Benedetto XVI ha detto che il processo di beatificazione «speditamente progredisce»: e poche ore prima il cardinale Camillo Ruini aveva concluso la fase diocesana della causa nella basilica di San Giovanni in Laterano, alla presenza di una gran folla di fedeli, di molti cardinali, tra i quali l’ex segretario di Wojtyla, Stanislaw Dziwisz. Dopo aver sbrigato gli adempimenti formali del rito giuridico, le firme e i giuramenti, e l’apposizione dei sigilli sulle casse di documenti da inviare alla Congregazione delle cause dei santi, è stato lo stesso Ruini a tracciare un profilo spirituale di Giovanni Paolo II. Anche le sue parole, come quelle di Ratzinger, sono state appassionate. Il cardinale Vicario di Roma ha sottolineato «l’abbandono totale in cui Karol Wojtyla si immergeva quando pregava», ne ha ricordato la «libertà, una straordinaria libertà interiore» e la «radicale povertà», accennando a questo proposito a un episodio avvenuto nel 1967, quando l’allora cardinale Wojtyla donò a una famiglia bisognosa la coperta del suo letto.
Ma Ruini ha anche ricordato la «parola contagiosa» del Papa, «che ha liberato la Polonia, e non soltanto la Polonia, dalla paura e dalla sudditanza, politica, culturale, spirituale». La sua «sintesi di fede in Cristo e di amore e passione per l’uomo - ha proseguito il cardinale - lo ha spinto a farsi carico della difesa e della promozione della dignità e dei diritti degli uomini e dei popoli». Ruini ha citato «la sua lotta di liberazione dal totalitarismo comunista, la rivendicazione intransigente della giustizia per i popoli della fame, l'impegno strenuo per la pace nel mondo e perché le religioni siano promotrici di pace e non di violenza». Il Vicario di Roma ha quindi ricordato «la grande battaglia» di Wojtyla per la vita umana, «contro l’aborto e per la famiglia». «Entrambe queste battaglie - ha spiegato Ruini - egli le ha percepite e vissute come affermazione e difesa dell’autentica dignità e del genio proprio delle donne: se mi è consentito un ricordo personale, ho viva memoria della forza improvvisa con cui Giovanni Paolo II reagì a una mia frase che gli era sembrata ricondurre il diffondersi dell’aborto principalmente a una responsabilità e colpa delle donne...».
Ora la parola passa alla Congregazione delle cause dei santi e seguirà l’iter previsto. Infine, ieri mattina nel cortile del Vicariato di Roma il presidente della Provincia Gasbarra ha inaugurato una mostra di 60 disegni di Nanni Tedeschi su Wojtyla.