«La benedizione? Scusatemi sono già a Colonia»

Andrea Tornielli

da Roma

«Oggi dimentico proprio le cose più importanti, si vede che sono già a Colonia...». Con queste parole e un pizzico d’ironia Benedetto XVI ha spiegato ieri a Castelgandolfo, il fatto di aver concluso l’udienza generale senza i saluti destinati ai pellegrini italiani e di essere stato sul punto di tralasciare anche la benedizione finale.
Questa mattina il Papa parte per la Germania, per il suo primo viaggio internazionale che coincide anche con il primo rientro in patria dopo l’elezione: la XX Giornata mondiale della gioventù, ideata e voluta da Giovanni Paolo II, si svolge infatti a Colonia, dove ieri erano già radunati oltre quattrocentomila giovani e molti altri sono in arrivo nelle prossime ore. Un viaggio denso di appuntamenti significativi, come la visita alla sinagoga della città, a mezzogiorno di domani, primo gesto di amicizia verso gli ebrei che si svolge dopo il gelo diplomatico con Israele del mese scorso causato dalla durissima reazione del governo per la mancata menzione degli attentati di Netanya all’Angelus del 24 luglio. Poi per l’incontro con la comunità musulmana (a maggioranza turca), nel pomeriggio di sabato. Ma la grande attesa è soprattutto per l’incontro tra Ratzinger e i giovani, nella prima Gmg senza Karol Wojtyla. «Siamo venuti per adorarlo» è il tema del raduno e negli ultimi giorni Benedetto XVI ha in qualche modo anticipato l’idea portante del suo messaggio: l’incontro con la bellezza dell’esperienza cristiana, che non consiste in un fardello di divieti ma rende l’uomo davvero libero.
Ieri, emozionato per il barbaro omicidio del fondatore della comunità di Taizè, e con la mente già rivolta all’abbraccio di Colonia, Ratzinger, che ha tenuto l’udienza affacciandosi dal balcone del cortile interno del palazzo di Castelgandolfo, ha «saltato» i saluti finali in lingua italiana. Accortosi dell’omissione, si è immediatamente scusato: «Ho dimenticato, e chiedo scusa, il saluto più importante, il saluto ai pellegrini di lingua italiana». Poi Benedetto XVI si è accorto di una seconda dimenticanza: la benedizione apostolica che tradizionalmente chiude l’udienza. «Oggi dimentico proprio le cose più importanti – ha confessato, sorridendo gentilmente Papa Ratzinger -, si vede che sono già a Colonia. Manca la cosa più importante, la benedizione!». Nel saluto ai pellegrini italiani, Ratzinger ha chiesto a tutti di accompagnarlo «con la preghiera» nel pellegrinaggio a Colonia: «Si tratta – ha aggiunto - di un importante appuntamento ecclesiale che tutti ci auguriamo porti ricchi frutti spirituali per l’intera Chiesa, che conta molto sull’impegno e la testimonianza evangelica dei giovani».
Nella catechesi dell’udienza, il Pontefice ha commentato il salmo 125, dedicato al ritorno del popolo ebraico dall’esilio babilonese. «Sotto il peso del lavoro – ha spiegato Benedetto XVI - a volte il viso si riga di lacrime: si sta compiendo una semina faticosa, forse votata all’inutilità e all’insuccesso. Ma quando giunge la mietitura abbondante e gioiosa, si scopre che quel dolore è stato fecondo». «Questa preghiera è, allora, un canto di speranza, cui ricorrere quando si è immersi nel tempo della prova, della paura, della minaccia esterna e dell’oppressione interiore. Ma può diventare anche un appello più generale a vivere i propri giorni e a compiere le proprie scelte in un clima di fedeltà», ha concluso il Papa, sottolineando che questo è ancor più vero ed è di incoraggiamento in tempi «di sofferenza e di lacrime».