«Benefici solo se Lufthansa si radica al Nord»

Alitalia, Malpensa, Linate. Di Marco Ponti, professore di economia dei trasporti al Politecnico di Milano, è arcinota la vis polemica e l’originalità della critica. Ma noi gli chiediamo di guardare avanti, scordando il passato. Ce la farà la Nuova Alitalia? Quale sarà il futuro degli scali milanesi, oggetto in questo periodo di un tira-e-molla esasperato dalla politica?
«Tutto, soprattutto il futuro di Malpensa, passa dalla liberalizzazione dei diritti bilaterali - risponde Ponti - si tratta di capire se è una cosa vera o una bufala».
In che senso?
«Innanzitutto, finora si tratta di un emendamento a un decreto. Non di una legge. Poi, non si è capito ancora che cosa riguarda esattamente, quali rotte, quali diritti... Poi, c’è un elemento contraddittorio di fondo: se Cai, comprando Alitalia, ha acquisito anche tutto il portafoglio di “bilaterali”, farà di tutto per difendere quello che è il suo patrimonio. Se venisse liberalizzato tutto, l’Italia diventerebbe il Paese più liberale del mondo: mi permetta di nutrire qualche sospetto. E poi, quanti strilli si leverebbero dalla compagnia di bandiera?».
Scettico, dunque?
«Sì, anche per altri fattori. Per esempio, il testo prevede che il ministero promuova entro 30 giorni dalla conversione del decreto “la definizione di nuovi accordi bilaterali nel settore del trasporto aereo”. Un mese è nulla per piani che prevedono la revisione dell’offerta e del network da parte delle compagnie, con riorganizzazioni strutturali e di flotta. Poi, per dar vita alla concorrenza, è importante che si liberalizzino collegamenti remunerativi, gli unici per i quali ci può essere richiesta. Gli altri non interessano a nessuno. Ma quelli redditizi, Alitalia - anche se non li effettua - è disposta a lasciarli?».
E dunque?
«Dunque penso che non si tratterà di una vera liberalizzazione; non avrà insomma conseguenze pratiche».
Fin qui Malpensa. E Linate? Alitalia ora chiede di dedicarlo alla sola tratta Milano-Roma.
«Questo conferma che la vera ipotesi di un potenziamento di Malpensa viene dal ridimensionamento di Linate. Ma se a Linate resta solo la rotta per Roma, è destinato a fallire, perché tra un anno, con il treno che ci impiega tre ore, nessuno prenderà più l’aereo. A meno che non debba fare un transito a Fiumicino».
Come vede lo scenario di un Linate «immolato» alla causa di Malpensa?
«È un concetto che si basa su principi anticoncorrenza. Sarebbe un grave danno per i milanesi, che oggi da Malpensa possono accedere all’offerta intercontinentale di altre compagnie, attraverso i loro hub; a prezzi spesso stracciati perché si confrontano con il collegamento diretto da Malpensa. Pensi a quello che è successo a Londra...».
Che cosa?
«L’autorità di controllo ha costretto la società proprietaria degli aeroporti a vendere Gatwick, perché i quattro scali della città non si facevano abbastanza concorrenza tra loro. Da noi invece si sostiene la via contraria, quella di cancellare la concorrenza, anzichè di crearla».
Della nuova Alitalia cosa pensa?
«Che l’operazione non è ancora chiusa, con due temi così importanti ancora irrisolti: Malpensa-Linate e diritti. Se mantiene i connotati del monopolio, può aver successo, se no è un’incognita».
E dell’alleanza con Air France che cosa le pare?
«Comanderanno i francesi. Sono le nozze di un nano e un gigante».
Ci sarà concorrenza?
«Il mio auspicio è che Lufthansa si radichi bene a Malpensa e Alitalia-Air France a Fiumicino. Così in Italia due colossi europei si faranno concorrenza, a tutto beneficio per i passeggeri e per il mercato».