Benetton e gli spagnoli «blindano» Abertis

Gian Maria De Francesco

da Roma

La nuova Abertis ha scelto il modello Rcs. Il controllo dell’entità che nascerà dalla fusione tra Autostrade e il gruppo spagnolo sarà blindato come quello dell’editore del Corriere della Sera.
I tre azionisti di riferimento (Schema 28, La Caixa e Acs), infatti, hanno siglato un accordo parasociale triennale che entrerà in vigore successivamente alla fusione e che sancisce un diritto di prelazione reciproco nel caso in cui uno dei partecipanti volesse cedere la propria quota. In particolare, sono stati fissati tre punti specifici. Il primo stabilisce che i pattisti hanno il diritto di fare la prima offerta qualora un socio intendesse cedere più dell’1% della nuova Abertis. Fissato anche il prezzo, pari al valore medio di Borsa dei 30 giorni precedenti la comunicazione dell’intenzione di vendere.
Il secondo punto obbliga Schema 28, La Caixa e Acs a rendere note eventuali offerte di terzi sulla propria partecipazione. I pattisti potranno o esercitare il diritto di acquisto allo stesso prezzo offerto dall’eventuale acquirente oppure quello di co-vendita. La terza clausola definisce che in caso di cambiamento di controllo di una delle tre società le altre due avranno il diritto di acquisire o di far acquisire la quota da un altro soggetto. Insomma, una blindatura vera e propria che ha «l’intento di assicurare la stabilità dell’azionariato», come ha spiegato la stessa Schema 28.
Ci sono due singolarità da rilevare. La prima è che gli obblighi non si applicano ai trasferimenti infragruppo. La seconda è che il mutamento di controllo di Schema 28, che fa capo per il 60% alla Edizione Holding di Gilberto Benetton, è di per sé un caso particolare. Prima della fusione il 13,3% di Abertis sarà ripartito tra Acs, La Caixa e gli altri soci (oltre ai Benetton, Fondazione Crt, Generali e Unicredit con Mediobanca pronta a sottoscrivere l’inoptato; ndr). La rappresentanza spagnola, attualmente di tre consiglieri, è destinata a ridursi di una unità e i soci continueranno a essere a loro volta vincolati da un patto che prevede il divieto di alienazione fino alla scadenza del 31 dicembre 2007. Pertanto, fino agli inizi del 2008 nessuno potrà entrare né uscire e la maggioranza qualificata richiesta per le decisioni straordinarie (5/6 dei consiglieri e 85% dell’assemblea) impedisce eventuali sortite.
I tempi per una contromossa sono limitati all’assemblea straordinaria di Autostrade sulla fusione che dovrebbe essere convocata entro la fine di giugno. Come ha ribadito il presidente della società, Gian Maria Gros-Pietro, «i Benetton non hanno intenzione di vendere», mentre la Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) «sarebbe un soggetto benvenuto» per aumentare la componente italiana nella nuova Abertis. Ma come ha detto il presidente di Mps e del comitato di indirizzo della Cdp, Giuseppe Mussari, «bisogna vedere se lo statuto lo consente». Ed è proprio lo statuto che impone alla Cassa di assumere le partecipazioni trasferite dal Tesoro (azionista di maggioranza con il 70%) con decreto e con la poltrona di via XX Settembre formalmente ancora vacante non sono ipotizzabili decisioni nel breve termine.
Ieri Autostrade ha perso l’1,53% in Borsa nonostante un report favorevole di Citigroup (che è stato advisor della società) sull’operazione. Tanto l’ex ad Vito Gamberale quanto l’Anas, che sta valutando i riflessi della fusione, sono rimasti in silenzio. Continuando a lavorare.