Benevenuti: "Il mio segreto? Il pugilato non mi ha mai tradito"

L’ex campione del mondo dei pesi medi compie oggi 70 anni: &quot;Cassius Clay e Ray Sugar Robinson i più grandi di sempre, ma il mio idolo rimane Carnera: un esempio di dignità e onore&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=257475" target="_blank">Il ritratto</a></strong>: quella faccia glamour che ha interpretato l'Italia

New York - Sembra appena uscito dalla pubblicità dell'olio Cuore. Folti capelli brizzolati, abbronzato, l'agilità da far invidia a un ventenne, il sorriso pronto e la gentilezza di un uomo d'altri tempi. All'anagrafe oggi compie settant'anni. Quelli che gli vedi addosso sono molti di meno. Eccolo, in tutto il suo splendore, Nino Benvenuti, classe 1938, il campione di boxe che ha continuato ad avere successo nella vita anche dopo aver esaurito l’esistenza sul ring. Commentatore per la Rai (per il secondo canale sta ora curando una serie di interviste in vista delle Olimpiadi di Pechino), da sempre ha sfatato il mito del pugile rimbambito dalle botte ricevute e dagli anni che avanzano. È volato nei giorni scorsi a New York per sostenere con passione il lancio del film (in cui fa un cameo) di Renzo Martinelli dedicato a uno dei suoi grandi miti: Carnera. Proprio lì, al Madison Square Garden, dove entrambi, Primo e Nino, raggiunsero in epoche diverse il culmine dei loro successi, è stato proiettato in anteprima The Walking Mountain, il film realizzato da Rti e distribuito da Medusa, che racconta la prima parte della vita di Carnera, quella epica e dolorosa delle grandi vittorie. Nelle sale il 9 maggio, diventerà una fiction in due puntate su Canale 5 a ottobre.

«Mi dà grande gioia - ha detto Benvenuti alla presentazione della pellicola - che si ricordi Primo, la sua vita è stata un esempio di dignità, onore, attaccamento ai veri valori». Benvenuti lo conobbe avanti negli anni, ma fu il suo idolo fin da piccolo, quando nella natia Isola d'Istria tirava i primi pugni ai sacchi di iuta. «Fu l’esempio che mi spinse a mettere i guantoni». Pochi giorni prima della morte, nel 1967, fu uno dei pochissimi ammessi nella stanza di Carnera nella casa di Sequals in Friuli: «Io e la moglie Pina prendemmo una bottiglia di rosso. Lui era in fin di vita ma volle brindare al mio successo». Benvenuti era appena tornato da New York dove aveva vinto il titolo mondiale di campione dei pesi medi contro Emile Griffith. Il match che ha segnato la sua esistenza e che lo ha reso icona popolare. Seguirà l'anno dopo la rivincita e lo spareggio a favore dell'italiano. «Griffith è stato l'avversario che più mi ha segnato. Poi siamo diventati amici, tanto che ha tenuto a battesimo uno dei miei figli. Era adorabile e gentile, poi, come spesso capita in questo mestiere, è stato stritolato dalla popolarità». Griffith ora è l'ombra di se stesso, gli si leggono in volto tutti i cazzotti che ha preso. Di fianco a Benvenuti (si sono riabbracciati al Madison Square Garden dopo tanto tempo), la differenza è impressionante: tanto è brillante l'uno, tanto è spento l'altro. «Io ho avuto la fortuna - ricorda Nino - di sapermi costruire un'altra vita. In Italia è facile che un atleta venga dimenticato, ma a me non è successo anche grazie al mio impegno come commentatore televisivo. Del resto oggi se chiedi di ricordare il nome di un grande campione, ti viene difficile rispondere. Non ci sono più quei personaggi epici che entravano nella leggenda». A lui, dei grandi che ha incontrato nella sua carriera anche fuori dal ring, ne restano impressi due: «Il dio della boxe Cassius Clay e Ray Sugar Robinson, che quando si muoveva sembrava un’opera d’arte». Ma qual è il segreto di eterna giovinezza di Nino? «Prima di tutto il dna. Ma soprattutto è stato merito del pugilato, uno sport che ti tempra, per cui serve una grande disciplina. Poi è stato fondamentale essermi ritirato al momento giusto e non tornare più sul ring. Quarto e non ultimo: devo ringraziare mia moglie». La bella «Nadi» (Nadia Bertorello), per amore della quale diede scandalo nel pieno della sua carriera. «Che mascalzone sono stato con lei», dice ancora imbarazzato dopo quarant’anni. Erano gli anni Sessanta: la conobbe quando ancora era sposato con Giuliana (da cui ebbe quattro figli). Fu amore, da cui nacque anche una bimba, che trascurò per molto tempo: non se la sentì di lasciare la prima famiglia. «Trent’anni dopo, quando ormai mi ero separato, andai da Nadi. Era il 1998: le chiesi se mi voleva sposare, lei disse di sì e ora siamo insieme da dieci anni». Una vita vinta ai punti...