Benigni: «Celentano? Fa paura Ma è una dote dei grandi clown»

da Milano

Dopotutto se si presenta così, Roberto Benigni, se educatamente ti stringe la mano con un sorriso beato, qui in una saletta del vellutato Grand Hotel, allora si capisce subito che potrebbe dire quello che vuole, lui così istrione, attaccare polemizzare anticipare difendersi. Ma non lo farà mai. Benigni è un domatore di parole, troppo facile farle camminare in fila sulla pista a prendersi applausi senza fare granché .
Quindi qui, anche se il debutto del suo film La tigre e la neve è stato così così (3.099.102 euro contro gli oltre sette milioni per Pinocchio) lui non dice altro che la colpa è del primo fine settimana di sole «dopo sette mesi» o dello sciopero che per salvare il cinema li ha tenuti chiusi per un giorno (e «di cui io sono stato capopopolo perché ai lavoratori bisogna sempre voler bene») o addirittura delle primarie dell’Unione. In poche parole: «Se togliamo un venti per cento per il bel tempo e un venti per lo sciopero, raggiungiamo gli incassi di Pinocchio». Perciò oplà: «È stato un trionfo».
E figurarsi se gli sfugge qualcosa sulla sua partecipazione alla seconda puntata di Rockpolitik, anche se lunedì ha visitato gli studi di Brugherio e qualche giorno fa ha assistito con Celentano in persona a una proiezione de La tigre e la neve. Naturalmente «Adriano si è divertito moltissimo, mi ha commosso la sua reazione, era davvero toccato». Allora sono davvero in sintonia «come basilico e pomodoro». Però, quando saranno insieme in tv «lui pensa che farò tutto io, io penso che farà tutto lui e così non abbiamo ancora preparato nulla. Celentano fa paura, come tutti i grandi clown che, se non fanno paura, fanno ridere i polli». Probabilmente fa paura anche a Michele Santoro, che tra l’altro è rimasto finora l’unico degli «esiliati» dalla Rai a non declinare l’invito di Celentano (Luttazzi, Grillo, Biagi hanno già detto no). L’europarlamentare ha convocato per stamattina una conferenza stampa mozzafiato e finalmente ci toglierà dal dubbio.
Anche l’Ufficio affari legali della Rai - confermato anche dal consiglio d’amministrazione - ne ha tolto uno: non è necessario che Fabrizio Del Noce si autosospenda dalle funzioni di direttore di Raiuno durante le quattro puntate di Rockpolitik. «Risponde lo stesso Celentano. Noi siamo tranquilli perché lui è delegato al controllo del suo programma. Del Noce non è responsabile dal punto di vista legale del contenuto della trasmissione». E vabbè.