Benigni-Dante: una coppia da tutto esaurito

A partire dal prossimo 20 aprile lo spettacolo del comico toscano costruito sui passi più affascinanti della «Divina Commedia»

Secondo Italo Calvino si definisce «classico» quel testo «che non ha mai finito di dire quel che ha da dire». Un po’ come Dante. Anzi come «il» Dante di Roberto Benigni. Già, perché - stando ai numeri - i passi della Commedia che prendono corpo ogni sera nella voce e nei gesti dell’attore toscano dimostrano che c’è ancora una forte curiosità per il grande poema dantesco. Numeri che, a dire il vero, ci spingerebbero all’ottimismo più smaccato circa il destino della nostra cultura. Cinquantamila biglietti distribuiti in prevendita per la lunga tappa romana del TuttoDante che si aprirà il prossimo 20 aprile nel tendone allestito a piazzale Clodio per chiudersi (salvo inserimento di date aggiuntive) il 20 maggio prossimo. Per non parlare dei 350mila spettatori che lo hanno già applaudito in giro per l’Italia. E di quanti lo faranno dopo la parentesi romana. Gli organizzatori non si spingono fino al punto di ipotizzare una cifra cumulativa. Lo fa per loro un grande fan di Benigni: Walter Veltroni. Presentando ieri in Campidoglio (aula Giulio Cesare) TuttoDante, il sindaco di Roma ha profetizzato la ragguardevole cifra di 750mila spettatori per l’intero tour. Un bel colpo per chi arriva a simili cifre sfruttando come «canovaccio» di uno spettacolo «comunque comico» i migliori brani di un poema in versi scritto più di sette secoli fa.
Benigni non rinuncia alla sua natura di guitto e promette che i primi venti minuti di ogni spettacolo saranno dedicati all’attualità. «Aspetto i politici - promette Benigni - e se riconosco qualche volto noto tra il pubblico lo tiro in mezzo per spiegargli dove Dante l’avrebbe collocato. A pensarci bene non saranno molti i politici. Si spaventeranno per la scelta del luogo. In fondo piazzale Clodio ricorda loro il Tribunale dal quale ovviamente preferiscono tenersi alla larga».
L’attualità investirà anche la lettura dei versi danteschi. «Perché l’Alighieri - spiega l’autore de La vita è bella - è stato il primo e, forse, il più grande poeta a sfruttare l’attualità».
La scenografia, realizzata da Cinecittà Studios, è volutamente spoglia, essenziale e francescana: una serie di pannelli di legno arrotondati posti in una traiettoria sfalsata, che creano una serie di corridoi interni lungo i quali Benigni è libero di correre, saltare, improvvisando sul tema dantesco.
«Ho spesso pensato - ricorda l’attore - dove Dante avrebbe potuto collocarmi. Solo oggi riesco a trovare una risposta. Di sicuro mi avrebbe messo tra i lussuriosi, visto che il mio sogno impossibile oggi sarebbe quello di sposare Veltroni. Potremmo celebrare un bel matrimonio contro natura. Potrebbero essere le prime nozze ogm».
Facile intuire che sarà il grande repertorio grottesco fornito dall’Inferno dantesco a fare la parte del leone nello spettacolo. Da Farinata degli Uberti (vero e proprio cavallo di battaglia dell’attore toscano) fino al commovente episodio di Paolo e Francesca, saranno soprattutto i versi della prima cantica a venir gratificati da un’interpretazione tanto impetuosa quanto originale che ha già stregato centinaia di migliaia di persone. Al punto che il suo promoter, Lucio Presta, proprio in questi giorni sta trattando con Fabrizio Del Noce una riduzione televisiva dello spettacolo per Rai Uno.