Benitez è nei guai ma l’Inter non gli dà una mano

Benitez è troppo signore. E Moratti ne approfitta. Peccato che l’Inter rischi la sofferenza. Ci fosse stato l’altro... Tenuto a secco, come Benitez, di rinforzi ovviamente ritenuti utili, Mourinho avrebbe già riempito di urla, sceneggiate e scenataccie mezzo mondo e, soprattutto, il mondo nerazzurro. Con tanto di claque adorante e petulante al seguito. Un giorno Mou disse: serve Quaresma. E Moratti gli oppose la risposta fornita di recente su Mascherano: «Non mi pare, stiamo già bene come siamo». Ne seguì una mezzanotte di fuoco. L’allenatore minacciò di mettere tutti in imbarazzo. E Moratti comprò Quaresma. Con gli effetti che sappiamo.
Mancano 72 ore alla chiusura del mercato e finora Benitez ha ottenuto due ragazzini e una squadra indebolita dalla partenza di Balotelli. Moratti si è invaghito di Sculli, il vicino di ombrellone a Forte dei Marmi, e ci ha fatto un pensierino. Sculli per sostituire Balotelli! Neppur si trattasse del Chievo, e non dell’Inter campione d’Europa. No, dice la società, non si compra tanto per comprare. Ottimo, ma così l’Inter rischia di farsi del male. La sconfitta contro l’Atletico ha segnato gli umori, facce buie, il tecnico sta perdendo il buon umore. L’Inter ricomincia a vedere fantasmi sotto ogni latitudine. Ma tiene ferma la linea risparmiosa del mercato, dove finora ha incassato 50 milioni: se non capita l’occasionissima, nessun acquisto. «Deve essere qualcosa di straordinario oppure a condizioni economiche favorevoli. Sennò ci teniamo il bonus per comprare qualcuno a gennaio», parole di Marco Branco al quale bisogna dar credito e fiducia, visto il mercato dell’anno passato. Benitez ne è stato informato da qualche giorno e l’altra sera si è rifugiato in corner. «Mercato? A quello pensano Branca e Moratti». Come dire: io lavoro con la squadra che mi danno. C’è il tanto per farlo arrabbiare e per lanciare un contrasto sotto traccia.
Rafa ha ammesso, invece, le colpe del suo lavoro: «Abbiamo perso freschezza. Il gruppo è buono, ma abbiamo giocato male e buttato un’opportunità. Ora sappiamo gli errori». Eppoi avrà fatto di conto: l’anno passato Mou ottenne 5 giocatori, qui sono arrivati Biabiany e Coutinho. Voleva Mascherano e Kuyt, ma Moratti è diventato di braccino corto: 22 milioni in contanti erano troppi. Povero Benitez, gli tocca un presidente risparmioso proprio nell’anno in cui l’Inter deve difendere un blasone lucidato dall’Altro. Eppure i problemi sono chiari: manca un uomo di valore a centrocampo, le vecchie glorie sono un po’ spremute, Sneijder deve ancora scontare le fatiche della passata annata. Non è mai stato superman e mai lo sarà. La fascia sinistra, in difesa e a centrocampo, non è ben sorretta da Chivu. E Santon resta un’incognita.
Milito per ora ha la vista annebbiata, il piede che svirgola e non c’è un sostituto ideale. Balotelli aveva forza fisica e gol nei piedi. Inutile chiedere a Pandev di recitare allo stesso modo. Non è roba sua. A Moratti piace Diego Forlan. E l’uruguayano dell’Atletico ha fatto intendere il gradimento all’idea. Per il centrocampo la scelta sarebbe anche migliore: Fabregas è il nome in testa agli interessi.
L’Inter, in Italia, se la può cavare. In coppa molto meno. E l’Atletico ha confermato. «Cresceremo fisicamente», si è consolato il tecnico. Vero, l’Inter è forte ma le serve sentirsi quasi imbattibile: c’è da conquistare la coppa Intercontinentale. Moratti pensa ad altro: pare che il fair play finanziario (mancano due anni, non due giorni) gli si pari davanti come un mostro a due teste. Il presidente se n’è fatto intimorire a tal punto da cambiare filosofia, umore e disponibilità. Poi gli è andata di traverso l’estate, da quando si è sentito accusare di tutti i mali della nazionale: colpa dell’Inter che non vince con gli italiani e nemmeno li vuole. In realtà, la tendenza della campagna acquisti conferma i dubbi più delle accuse.
E, come capita, quando il vento non spira a favore, partono mugugni e dietrologie. Nessuno degli assi pigliatutto, incoronati a Montecarlo migliori dell’annata (Julio Cesar, Maicon, Sneijder, Milito), ha ringraziato Mou. Qualcuno ha parlato di un ordine della società. E l’Inter si è inferocita con un duro comunicato di smentita. Comunque vince la squadra, non l’allenatore. Come sempre accade, le verità hanno due facce. Ma l’Inter, in certi casi, ha la solita faccia. In attesa di rinforzi e successi.