Benitez non vuol fare il Mou: «Niente rivoluzioni, bene così»

nostro inviato ad Appiano Gentile

Bambole non è finita, la sconfitta nel Principato non è l’inizio della voragine. Quanto manchi Josè è palpabile ma dopo aver tanto criticato le vedove di Mancini, non si può star qui a fare dietrologia a basso costo. Rafa Benitez potrebbe contribuire ad accelerare i tempi ma il madrileno è uomo da asciugamano al collo, occhiali che si appannano, altro profilo. Dargli una mano significa anche non chiedergli di fare Mourinho. Al momento il rischio poi è molto lontano: «Rivoluzione? Nessuna rivoluzione, non ho intenzione di fare rivoluzioni».
Rafa è qui dopo la sconfitta che ha segato i sogni nerazzurri, risponde a modo, non alza la voce, non tira sciabolate ai nemici, non mette soggezione, e in questo calcio chissà se sono qualità. Ma la speranza dei tifosi, vogliosi di trovare almeno una luce nella trasferta di Montecarlo, è che questa sconfitta faccia da volano alla nuova Inter e si veda al più presto la mano del nuovo allenatore. «L’Inter di Benitez? Cambierò, ma piccole cose - spiega -. Adesso penso che la cosa migliore sia far giocare la squadra così come sa. Poi vedremo se sarà il caso di cambiare qualcosina ma non intendo il modulo, non è il modulo che cambia una squadra. La differenza la fanno le motivazioni e la testa dei giocatori». È il territorio di Josè.
Ma Rafa resta sulle punte. Sa che perdere con la squadra che ha vinto tutto gli copre le spalle, perdere tenendo fuori uno dei campioni d’Europa è un rischio che ancora sente di non potersi permettere: «Milito intoccabile? Bè... nessuno lo è, ma stiamo parlando di una partita, molti giocatori sono rientrati tardi dal Mondiale. Io sono convinto che reagiranno prontamente alla sconfitta che ha interrotto una lunga serie di finali vinte».
Ribadisce il concetto e fa capire che contro il Bologna sarà indispensabile partire bene ma per vedere la mano del nuovo tecnico ci vorrà tempo. Quanto non lo dice ma fa capire che adesso vuole vincere con il Bologna e poi gliene partono tanti per le nazionali, insomma non sarà una faccenda a breve. Magari vorrebbe un aiutino dal mercato, magari se lo aspetta ma resta sulle sue, non lo pretende: «Tutti gli allenatori vorrebbero i giocatori che conoscono già, io ho detto a Branca cosa volevo, adesso stiamo a vedere cosa si potrà fare». Potrebbe precisare che ha chiesto Mascherano e Kuyt, ma non sono arrivati. Roy Hodgson ha detto che quando è arrivato il fax dell’Inter ha capito che Mascherano non era nei programmi: «Un’offerta ridicola». Nove milioni più Muntari, il Barcellona ne ha messi 19 cash e lo ha tesserato. Per Dirk Kuyt non è neppure certo che una vera offerta sia mai partita da corso Vittorio Emanuele. Forse Moratti ha deciso che quest’anno si gira il mondo con questi e Rafa deve fare i conti con quello che ha. Che non è poco, anche se questa sera a Bologna non ci sarà Maicon che ha preso una botta venerdì a Montecarlo e non è stato neppure convocato. Potrebbe esserci il rientro di Davide Santon, ha detto un Benitez poco convinto: «Lui si è allenato molto bene come tutto il resto della squadra. Ho ricevuto segnali molto positivi da quest’ultimo allenamento, energie e qualità le abbiamo. Con Santon parlerò prima della partita, se sentirà fiducia in se stesso, gioca». Josè avrebbe detto la stessa cosa con altri termini, avrebbe anche preso una verga nell’intervallo di Montecarlo, ma non è a questo modo che si incoraggia Benitez a tirare fuori l’allenatore che è in lui. In fondo è l’unica variante, oltre a Coutinho, di questa Inter che ormai tutti hanno imparato a conoscere. Il mercato comunque chiude domani e Ibra al Milan ha aperto un varco. Agli interisti basterebbe che la faccia pulita di Benitez nello spogliatoio si sporcasse di brutto.