Benitez ora ha i giorni contati

Nuova sconfitta per l'Inter.
Spalletti e Leonardo in pole-position per sostituire Benitez. L'ipotesi Trap. <strong><a href="/interni/la_maledizione_succedere_mourinho/22-11-2010/articolo-id=488545-page=0-comments=1">La maledizione</a></strong> di succedere a Mourinho. Da fenomeno a hooligan: <strong><a href="/sport/da_fenomeno_hooligan_laltra_faccia_etoo/22-11-2010/articolo-id=488612-page=0-comments=1">l'altra faccia di Eto'o</a></strong>

Pagherà uno per tutti. Questa è la consunta legge del calcio. A Verona la befana nerazzurra 2010 annunciò il volo definitivo verso la stagione del triplete. A Verona, quasi dodici mesi dopo, Rafa Benitez ha letto il suo destino: valigia pronta, seppellito dai resti di quella squadra. Il dubbio è sul quando (subito dopo il Twente?). Non sul perché? Moratti pagherà solo uno stipendio in più, ma stavolta ci sarebbe stato bene un autolicenziamento. Invece il presidente allungherà soltanto la lunga lista dei suoi tecnici. Leonardo, Spalletti (che deve concludere il campionato), Simeone, Trapattoni, Marcelo Bielsa compongono la rosa in cui scegliere, in ordine di preferenza. E perché non Maradona, che dopo Mourinho è il più grande motivatore? Marco Branca e Angelo Mario Moratti, sponsor del tecnico spagnolo, hanno abbassato le mani in segno di resa.

L’Inter del triplete è sparita da tempo, ma in troppi fingono di non accorgersene. È sparita anche l’alchimia che l’ha condotta alla tripletta. Già, quale alchimia? Negli spogliatoi esistono alchimie, che non sono solo quelle chimiche. I piagnucolamenti nerazzurri portano sempre al caro estinto (Mourinho). Ma quando entra in campo il diciannovenne rumeno Alibec in una squadra che, l’anno passato, aveva in panchina Balotelli, c’è da credere che qualcosa non quadri. E così pure quando giocatori sbagliano passaggi come bambini delle scuole elementari. Quando Pandev e la sua sciagurata compagnia buttano i gol. Quando gli sfondoni difensivi non assolvono nessuno. Quando gli infortuni, e le ricadute, diventano un alibi per trovare un colpevole.

Ieri l’Inter è rimasta nuda, su un campo che dovrebbe far vergognare la serie A e le sue pretese: i presidenti si giocano miliardi per buttarli tra fango e risaie. Roba da ciclocross. Boh! Nel calcio-cross era indubitabile che il Chievo ci sguazzasse, non che l’Inter affondasse. O almeno affondasse così. Pellissier è sbucato in una difesa svagata, una sospensione da Michael Jordan che ha fatto fesso il più debole dell’anello, al solito Santon. Di peggio nella seconda rete del Chievo, lavorata dalla squadra e conclusa dall’inserimento di Moscatelli che ha fatto buuh! a tutti. Nessuno giocava a nascondino. Tranne gli interisti. Ma il Chievo si è comportato da squadra piena di grinta e voglie, deciso e determinato. L’Inter, specie nel primo tempo, è stato un baraccone di prime donne appesantite e insicure. Pandev ha calciato sul palo la palla che poteva indirizzare la partita. Eto’o ha cercato di farsi buttare fuori con una zidanata (pur provocato da Cesar), poi ha costruito il gol d’autore, ma troppo tardi.

L’Inter ha tirato tanto in porta, generalmente con mira sballata e goffaggini: squadra lunga e disarticolata nel 1° tempo, più compatta nella ripresa, gente che non detta il passaggio ma porta palla. Poca fantasia e largo ai giovani. Solo Lucio ed Eto’o non tradiscono mai, sarà un caso? Il triplete ha fatto danni inesorabili. La miopia dirigenziale il resto. La tranquillità di Benitez, scambiata per fessaggine, è stato un autogol per il tecnico e il punto d’accusa di Moratti al quale danno fastidio gli allenatori che sorridono anche se perdono. Quei sorrisi, di circostanza, saranno la croce di Benitez.