Benitez è spaventato da questa pazza Inter

L’Inter, più di “Garretto“ Bale, ha fatto trasecolare Rafa Benitez. Anzi arrabbiare. Anzi infuriare. Con soddisfazione di chi ne vedeva solo il carattere simil bonaccione. In trequarti d’ora, la squadra ha subito tante reti quanto in sette partite di campionato. Dove sta l’errore? Nella difesa nerazzurra o nella pochezza degli attacchi della nostra serie A? Benitez ha già trovato la soluzione interna: nel Dna nerazzurro. Problema che rischia di togliergli quel tanto di buon umore. Rafa, infatti, si è arrabbiato, dopo essersi goduto il dolce palato del primo tempo. «Al primo gol mi sono dispiaciuto, al secondo arrabbiato, al terzo ho capito che serviva una sveglia», ha sintetizzato, quasi stizzito che le tre reti abbiano annebbiato 45 minuti di gran concerto calcistico, con tanto di raffinatezze tattiche e qualche correzione al copione mourinhano.
Invece negli altri trequarti d’ora, Benitez si è visto ripiombato nell’Inter che fu. Sì, la pazza Inter che fa tanto ritornello per la canzoncina, ma non è un bel revival: da esperto di storia calcistica e studioso dell’Inter, non solo per esserne l’allenatore, il tecnico ha snocciolato ricordi e partite puntellate da deflagranti autoflagellazioni difensive: Inter-Palermo, Zenga sulla panca avversaria, passata da un 4-0 del primo tempo al 5-3. O un Inter-Chievo: dal 4-0 al 4-3. Per non rifarsi ad un altro Palermo-Inter (da 0-2 a 2-2) o magari a un Juve-Inter 1-1 (Grygera al 90’). «No, siamo alla fotocopia di quelle storie. Ancora questo difetto? Il passato non insegna», ha detto Benitez con faccia seccata e delusa da queste divagazioni figlie della deconcentrazione. Come avesse visto un fantasma.
Difetto congenito, d’accordo. Ma c’è di più. Il tecnico non è tanto preoccupato dal girone di Champions (ormai ben avviato) quanto per eventuali sfide di andata e ritorno: errori così non vengono perdonati. Aggiungete che usura dei giocatori e carta d’identità, pesano. Zanetti (età) lo dimostra. Cambiasso (dovrebbe tornare con la Samp) e Stankovic (stiramento al polpaccio: starà fermo almeno 15 giorni) anche. Chivu non va oltre il minimo garantito. Thiago Motta naviga tra cadute e ricadute (non sta benissimo). Il centrocampo è nuovamente con uomini contati. Maicon gigioneggia con poca decenza. I gol di Eto’o nascondono i problemi.
Chi mai oggi avrebbe il coraggio di raffrontare il Real in mano a Mourinho con l’Inter lasciata da Mou? Nessuno. Neppure Moratti che guarda il bicchiere mezzo pieno, facendo complimenti per il primo tempo di San Siro. «Davvero ottimo». Dimenticando che il suo allenatore continua ripetergli: «La squadra può esser migliorata in ogni posizione, voglio discuterne con il presidente». Ha ragione. Fate i confronti fra i giocatori di Rafa e Mou: Mourinho ha Casillas, portiere campione del mondo. Benitez si affida a Julio Cesar, che mercoledì si è fatto tre dormite. In attacco il Real ha Cristiano Ronaldo e Higuain, l’Inter Coutinho e Eto’o, l’unico che tien botta. A centrocampo Xavi Alonso vale Stankovic, o forse è più bravo, Khedira ha superato Zanetti, Ozil ora è meglio dello sbiadito Sneijder, Di Maria si beve Biabiany o Pandev, Arbeloa o Sergio Ramos se la giocano alla pari con l’attuale Maicon, Chivu è meno arrembante di Marcelo.
Capirete che se l’Inter vuol difendere il suo “triplete“, o solo la Champions, ha bisogno di aiuti. Il tempo passa e Moratti non se ne avvede. Salvo puntare molto più in là. Il progetto Messi continua a vivere, nella testa e nello spirito. All’Inter occorre davvero un campione immagine. Eto’o serve per i gol, non altrettanto per gli sponsor. Se ne parlerà fra qualche anno. Per gennaio sono previsti solo piccoli ritocchi. A patto che qualcuno tra Suazo, Mancini, Rivas e Muntari lasci la compagnia. Altrimenti: avanti con la pazza Inter.