Benitez vuol scoprire quanto vale l’Inter che nessuno si aspetta

Il problema non è la Champions e per ora nemmeno il campionato. Il problema non sono soltanto gli infortuni: capitano a tutti. Il problema è scoprire quanto vale l’Inter delle seconde scelte. O delle controfigure. Insomma l’Inter che non ti aspetti. E il povero Benitez si gratta la crapa. L’Inter del “triplete” sta in piedi, segna poco ma quanto basta avendo una difesa superblindata. Naturalmente quelli del Tottenham non ci crederanno, dopo averla vista all’opera a San Siro. Tre gol segnati in un fazzoletto di tempo sono una bella iniezione di ottimismo anche per la partita di ritorno di domani a Londra. Stavolta troveranno qualcosa di cambiato: in porta Castellazzi, portiere classe ’75, resuscitato dalla voragine di un infortunio e di una delusione professionale (la Samp se n’è sbarazzata dopo una convalescenza di due mesi), a centrocampo Muntari che fino a una settimana fa era in lista di partenza (magari lo sarà ancora).
In aggiunta i soliti ignoti che stanno creando carta d’identità e credibilità, partita dopo partita: i due ragazzini, uno dei quali (Coutinho) ha fatto girar la testa proprio agli inglesi, Santon che sta cercando di risalire la corrente, Nwanko e Obi, entrambi classe ’91 e nigeriani, l’uno che di nome fa Obora e vien da Kaduna, l’altro Joel nato a Lagos, definiti centrocampisti nello schedario nerazzurro, sempre più presenti in panchina, e talvolta in campo, viste le defezioni pesanti, numerose, quasi inarrestabili che stanno punteggiando la stagione interista. Questa è la squadra che Moratti ha messo in mano a Benitez e ognuno tiri le conclusioni. Tutti sanno che i titolari sono di qualità, ma le riserve dovrebbero avere un pedigrée più definito. Stavolta l’Inter farà a meno di Julio Cesar (ieri la rinuncia definitiva), ma pure di Cambiasso e Stankovic (oltre a Thiago Motta e Mariga), cioè tutto quanto ha fatto successo a centrocampo nell’epoca Mancini-Mou. C’è da stare con il fiato sospeso. Senza dimenticare la sindrome di Sneijder: pallone d’oro nella testa, non più sul campo. Benitez lamenta le fatiche dei mondiali, l’usura dei giocatori, gli impegni delle nazionali che li rovinano con allenamenti e comportamenti poco mirati, ma il caso «WS», che non è una tattica di gioco, è il più preoccupante per il futuro: il lato oscuro dell’Inter che non ti aspetti.
Appunto quest’Inter ora andrà a recuperare Milito e anche Pandev, che a Genova è partito dalla panchina per precisa scelta tecnica: Rafa preferiva un giocatore da corsa e Biabiany non garantisce gol, ma certo quell’altra qualità. Stessa idea che potrebbe venir carezzata a Londra: prima il ragazzino, poi semmai Pandev. E Milito in panchina, in attesa di giocare un quarto d’ora. Un successo contro il Tottenham garantirebbe la qualificazione aritmetica al turno successivo. Milito integro per il campionato garantisce l’unica alternativa (di speranza) a Eto’o. Sono questi i conti nerazzurri. Gli altri sono ancora in attivo. L’anno passato, nelle prime tre partite di Champions, Mourinho ha fatto peggio di Benitez in termini di punti e gol segnati. Invece le reti subite dalla squadra di quest’anno (stessa difesa) sono salite in modo devastante (5 contro le 3 di Mou) dopo la tripletta di Bale, il terzino gallese del Tottenham, pericolo pubblico numero uno insieme a Van der Vaart e Pavljuchenko.
In tutto questo fai e disfa, resta integro l’assetto del baluardo difensivo, interpretato dalla coppia centrale Lucio-Samuel, giganteschi e rassicuranti sotto ogni punto di vista. Lucio rischia sempre di piegarsi a qualche dolorino muscolare, ma regolarmente la vince lui. Samuel soffre di più, ma quando va in campo resta un muro quasi senza crepe. Sulla sostanza della coppia, Benitez sta fondando il suo regno nerazzurro. Ovvero l’Inter che ti aspetti e riconosci sempre.