Bennato: canto per An e contro i pregiudizi Ispirato da Bertinotti...

Il cantautore: «Fausto mi disse: tutti i giovani dovrebbero ascoltare le tue canzoni. È stato allora che ho deciso di superare gli steccati»

da Milano

Edoardo Bennato, il Peter Pan che è diventato amico di Capitan Uncino.
«Guardi che vado a suonare alla festa dei Giovani di An, ma la sera prima suono anche a quella dell’Italia dei Valori».
Faccia lei.
«Vabbè, comunque è stata colpa di Fausto Bertinotti».
La Sinistra arcobaleno sarebbe d’accordo con lei.
«Non scherzo. Una sera dopo un concerto a Bordighera viene e mi fa: “Quello che dice dovrebbero ascoltarlo tutti i giovani italiani!”. L’ho preso come un segnale. È giunto il momento di mettere da parte i pregiudizi, mi sono detto, e portare ovunque il rock, che poi è un invito ad andare oltre i pregiudizi, le convenzioni che ci rendono schiavi di chi, solo perché ha consenso popolare, si mette sul piedistallo».
Le sue canzoni però son sempre state più vicine alle battaglie della sinistra. Lei suonava a Bagnoli sotto l’Italsider, ora va a Roma alla festa di An. E An è al governo con Silvio Berlusconi, il padrone.
«La divisione fra i buoni e i cattivi ormai è ridicola».
Ora sembra di sentir parlare Gianni Alemanno.
«Se quelli che oggi si sentono i buoni non sanno, per spocchia e supponenza, confrontarsi con i presunti cattivi, allora l’Italia resterà sempre quella della doppiezza dei politici, che usano la nostra ignoranza per conservare il potere, e quella della remissività delle masse, vittime dei persuasori occulti, degli stereotipi».
Lei canta alla festa di An proprio nel momento in cui imperversa la polemica sul revisionismo del fascismo...
«È giusto essere antifascisti. Ma è giusto anche ricordare le Foibe, e dire che ogni regime è peggio della peggiore democrazia. Allora io penso che si debbano chiudere i dissensi anacronistici. Perché i morti non torneranno in vita. E perché in fondo la storia la scrivono i vincitori, noi non c’eravamo».
Allora è ufficiale: Berlusconi non è più il burattinaio.
«È un difetto tutto italiano pensare che i problemi di una nazione siano imputabili esclusivamente a un uomo solo. Il popolo italiano è sempre bravo a lamentarsi, ma vale sempre l’antico detto “ogni comandante ha l’esercito che si merita, così come ogni esercito ha il comandante che si merita”».
La sua Napoli se lo meritava che il premier risolvesse l’emergenza rifiuti.
«Berlusconi in pochi mesi è riuscito a fare ciò che altri non sono riusciti a fare in 14 anni. A Napoli bisognava agire, e in fretta. Era terribile l’immagine che ne usciva a livello internazionale, ha danneggiato tutta l’Italia».
Bennato canta per An e parla come il premier. Non ci si capisce più niente.
«Se è per questo sono anche andato al compleanno di Roberto Maroni».
Ohibò.
«Ci unisce la passione per la musica. Quello che penso dei partiti poi è chiaro a chi ascolta le mie canzoni».
L’ultima, “C’era un re”, fa così: “Chi è fedele alla Padania e chi a Napolitano, ma che bella rimpatriata ma che bella fregatura c’è chi brucia la bandiera e chi incendia spazzatura”.
«Dice anche che Metternich l’aveva detto, che l’Italia è solo un’espressione geografica».
Se vuol giocare alle citazioni, allora Massimo D’Azeglio diceva che fatta l’Italia bisogna fare gli italiani...
«L’Italia come nazione identitaria non è mai esistita. C’è troppa differenza fra Alpi e Madonie».
Adesso dirà anche che è a favore del federalismo.
«Se significa assunzione di responsabilità per tutti, allora è una cosa giusta».
I suoi conterranei non le compreranno più un disco.
«Il problema del Sud è l’assistenzialismo. La colpa dell’emergenza rifiuti a Napoli è di chi ha creato l’assistenzialismo, ma anche dei napoletani, che considerano lo Stato un nemico e sopportano l’anti-Stato, che è sempre più presente e spesso si confonde con lo Stato».
E come si spezzano i fili del burattinaio?
«Con la coscienza sociale e civile. Le colpe non sono tanto dei governi, quanto del popolo che li elegge e poi se ne lamenta».
Chi sono oggi il gatto e la volpe?
«Gli acchiappacitrulli di Collodi, tutti quelli che uniscono le forze per fregarci».
E la seconda stella a destra si è spostata?
«La seconda stella a destra è il sogno, l’utopia. Per me è la scienza. Sui calendari, insieme ai santi, dovrebbero esserci gli scienziati come Fubini, che ha sconfitto la poliomielite, o i ricercatori sottopagati e costretti a emigrare all’estero».