Bennato: «Una favola contro l’indifferenza»

L’artista guida il meglio della canzone italiana nel cd «La fantastica storia del pifferaio magico»

Cesare G. Romana

da Milano

Metti insieme, in intriganti dissolvenze incrociate, Esopo e Totò, Brecht e Pennac («l’ironia è la più irriducibile espressione dell’etica»), Pasolini e il ragazzo della via Gluck. Ed ecco La fantastica storia del pifferaio magico, cd e dvd in uscita il 28 che riecheggia il Bennato grande di Burattino senza fili, la favola di Pinocchio riambientata nel tormentato Settantasette. E di Sono solo canzonette (1980), rilettura rock di Peter Pan, nonché di È arrivato un bastimento (1983), anch’esso dal Pifferaio magico. Nel nuovo album, Edoardo il favolista recupera quella vena visionaria e peraltro caparbiamente realista, e lo fa cooptando un complice drappello di cointerpreti: un’Irene Grandi, un Jovanotti e un Morgan d’assoluta eccellenza, e poi Pezzali, Raf con Britti, Pelù, i Sugarfree, Neffa, Roy Paci e ancora i Sud Sound System, Groff, Zeropositivo, Maria Chizzoni col Quartetto Flegreo, Africa Unite, Niccolò Fabi, Maurizio Capone & Bungt Bangt, i Negrita, i Velvet.
Sgomenti dell’era tecnologica e apologhi acri s’alternano in quest’opera rock in cui Bennato condivide il microfono con i suoi ospiti, coinvolgendoli nei suoi tipici estri stralunati, nel suo fervore affabulatorio e nel suo senso della cronaca e della storia. Reggae, blues, hip hop, heavy rock e colori mediterranei s’avvicendano lungo lo zigzagante tragitto d’un disco che non risparmia miti e devastazioni della nostra epoca: i media manipolatori di coscienze, la scienza che «cerca di darci un mondo migliore e perciò è invisa al potere», la politica politicante «che la rassegnazione della gente rende più bieca», i misfatti ambientali, i valori dismessi di ieri e quelli fittizi del «progresso». Donde un album caustico e proteiforme come Bennato non ci dava da oltre vent’anni.
«D’altronde - dice Edoardo - a ventidue anni da È arrivato un bastimento è cambiata la realtà ma non la sproporzione tra una massa che cerca solo il benessere e incoraggia, subendole, le prevaricazioni dei potenti, e un’élite che vorrebbe opporsi. Tutto questo, nel mio disco, è visto da una sorta di extraterrestre - il pifferaio, appunto - che guarda il mondo dall’alto, e scorge un mondo per lui incredibile: dominato dal consumismo come fine primario, dalla tv oppio dei popoli, da tutte le contraddizioni e i paradossi degli umani. Perché ho scelto una favola? Perché la fiaba è come un tg fatto dai bambini: col loro modo dirompente di scardinare le regole. Ti consente di denunciare, senza diventare retorico, o peggio moralista, l’incapacità della gente comune d’influenzare il potere. Di evitare la trappola del manicheismo».
Anche per questo le favole, Bennato, le ama da sempre, «e infatti sono in lista d’attesa per fare le musiche di alcuni cartoni animati, per la Disney e per la Fandango: ma chissà, vivere ai confini dell’impero angloamericano non aiuta». Così, nell’attesa, ecco quest’opera rock «sul modello di Tommy, dove gli Who mobilitarono Elton John e Tina Turner. Io ho chiamato tanti colleghi che stimo, e a ognuno ho detto: “Questa è la mia musica, tu cantala rimanendo fino in fondo te stesso”. Loro hanno capito, amato e fatto proprio il mio progetto, e io ho potuto scoprire così dei maiuscoli artisti: Irene Grandi e la sua anima blues, che viene da Janis Joplin, Morgan che è un grande, coltissimo musicista». Avrebbe voluto, tra i suoi interpreti, Celentano? Lui non entra nelle polemiche in corso, ma ammette: «Adriano, se avesse partecipato, sarebbe stato più efficace di me, non ha certi miei atteggiamenti da saputello e riesce a rappresentare perfettamente l’uomo della strada, che vede le cose al di là delle parti. Mai volgare, mai livoroso, divertente ma raffinato. Hai presente Totò?».