Tra Benni, Carlotto e Youssef le sette vite di Paolo Fresu

Astro brillante del jazz internazionale, Paolo Fresu è definito dalla critica «trombettista con sette vite». Ha un’attività impressionante per concerti, dischi, interviste, colonne sonore (la più recente per il film Centochiodi di Ermanno Olmi) e ha trovato il modo, ormai da vent’anni, di dirigere il jazzfest che si tiene in agosto nella sua cittadina natale, Berchidda nei pressi di Sassari. Chi ancora dubitava della definizione, si è ricreduto assistendo ai due giorni del «Festival Fresu» tenuto all’Arena del Sole di Bologna. Il protagonista, imperturbabile ed eccellente in ogni situazione, si è fatto intervistare da Edmondo Berselli, ha dialogato con Stefano Benni, ha suonato col suo Quintetto stabile, con il Devil Quartet e il Quartetto Alborada, in trio con Dhafer Youssef e Nguyen Le e in duo con Daniele di Bonaventura. Ha collaborato alla lettura scenica de Le irregolari di Massimo Carlotto e ha dato vita a una performance di musica e danza con Giorgio Rossi. Può bastare?