Bentornata, nuova Scheiwiller

I libri veri, quelli che il canone letterario indica come «classici», hanno vita eterna. E nel loro piccolo, anche le case editrici «vere», quelle che davvero valgono, hanno cento vite. Nascono, crescono, attraversano momenti «morti», si trasformano, rinascono. Come la Libri Scheiwiller, fondata a Milano nel 1977 da Vanni Scheiwiller, figlio di Giovanni e delle edizioni «All’Insegna del Pesce d’Oro»: grazie ala solida esperienza di famiglia, un intelligente sodalizio con il mecenatismo bancario e una non comune capacità di rischiare pensando più alla qualità del titolo che alla vendibilità del libro, Vanni rappresentò per decenni l’eccellenza nell’editoria di poesia e nella letteratura di ricerca. Poi, scomparso il padre-padrone - come spesso accade - la maison ha perso l’anima e il passo, iniziando a zoppicare e inciampando in qualche scelta sbagliata.
Ora, si è rimessa in piedi: testa alta, vecchio orgoglio e nuovo coraggio. Dallo scorso anno la Libri Scheiwiller appartiene a una società che nasce dall’unione tra due solide realtà editoriali come Il Sole 24Ore e «Federico Motta Editore» e dopo un necessario periodo di ridefinizione del profilo culturale è rinata a nuova vita. Ieri il progetto editoriale della Libri Scheiwiller è stato presentato ufficialmente da Federico Motta e dai tre direttori di collana che costituiscono le «teste pensanti» della maison: Alfonso Berardinelli («Prosa e Poesia»), Salvatore Carrubba («Idee») e Vincenzo Trione («L’arte e le Arti»).
In omaggio al celebre motto di Molière - «Tutti i generi sono permessi, tranne il noioso» - la «nuova» Scheiwiller non fa differenze di «linea» o «settori» (principio fondamentale nella collana diretta da Berardinelli, ad esempio, è quello di oltrepassare le differenze tra prosa e poesia proponendo piuttosto una anomala prospettiva di letteratura non-fiction, dal pamphlet al reportage) ma semplicemente di ricerca e di qualità. Libri non facili da proporre in un’editoria omologata come l’attuale (un no secco alla narrativa-merce e al polpettone best-seller, a costo di riservarsi un pubblico di nicchia) ma capaci di insinuare nel lettore «fastidiosi» elementi di riflessione e di dubbio. Da una parte la vecchia tradizione di famiglia - il gusto per l’eccentricità di Vanni - e dall’altra la nuova sfida di un’editoria che diffonde «eresie» invece che confermare certezze. E gli esempi non mancano. Tra i primi titoli dello storico marchio: le satire e i saggi di Piergiorgio Bellocchio Al di sotto della mischia (fra i libri italiani più belli usciti negli ultimi mesi), le recensioni della poetessa premio Nobel Wislawa Szymborska Ok? Nuove letture facoltative e i saggi Sul disegnare dello scrittore e artista inglese John Berger. Ben tornata, vecchia Scheiwiller.