Bentornati alla Cialtron League

Non bastavano il the alle cinque, la famiglia Windsor, le cravatte regimental, il bus a due piani e il Big Ben. No, please, anche il calcio, sorry, il football. Perché non c’è intervento, opinione, scritta e orale, di questi giorni, che non metta in mezzo «gli inglesi», perché dobbiamo fare come loro, perché la Thatcher, perché la polizia lassù, perché gli stadi sono sicuri. Con un dettaglio poco marginale: siamo italiani, non siamo inglesi.
Che cosa voglio dire? Che una settimana dopo i fatti di Catania, due settimane dopo quelli di Luzzi, non Devonshire o Lankashire, siamo come prima, più di prima. Due morti uguali eppure diverse. Dimenticata in fretta, di serie D, come il torneo relativo, la prima, nonostante gli assassini siano due tesserati, calciatori, senza che il sindacato di categoria abbia fiatato, nemmeno nei confronti di chi (Lucarelli fra questi) ha minacciato lo sciopero pedatorio; celebrata con tutti gli onori la seconda, di serie A anche per la partecipazione delle autorità di governo, tra queste anche chi dice bugie sulle vacanze di Natale.
Dopo le parole, le facce di circostanza, i minuti di raccoglimento, siamo tornati «a norma» altra immagine di gran moda, come tolleranza zero, la ricordate? Perché il nostro popolo di cialtroni sa organizzare girotondi e cortei, va in tivvù per diventare famoso, su un’isola o su un palcoscenico, espone le bandiere della pace e poi va all’aggressione vigliacca, si mette di spalle allo stadio (basterebbe farli sedere, come da biglietto) ma anche davanti alle telecamere, perché il caso umano è da capire, il popolo che tra un gol e un tackle fa il saluto romano e il pugno chiuso, questo popolo che fischia e se ne infischia, ha deciso di fregarsene del futuro, riuscendo a fatica ad avere un presente ed avendo cancellato il proprio passato, quello vero, storico, illustre.
Il tam tam continua a mandare segnali dalla foresta: ad Arenzano, durante una partita del torneo giovanile di Viareggio, se le sono date tra calciatori sbarbati, argentini e nostrani, inseguendo per tutto il campo, sintetico (roba moderna), anche l’arbitro (roba antica). Gli argentini del Real Arroyo Seco di Santa Fé giurano di essere stati aggrediti e molestati, sul loro sito addirittura denunciano il Genoa di aver pagato 35mila euro la partecipazione al torneo e gli organizzatori di non avere raccolto la loro richiesta di avere la polizia a bordo campo.
Ventiquattro ore prima, in Campania, idem come sopra, pur con polizia e partecipanti tutti nostrani, a porte serrate. Non è un problema di tornelli, nemmeno di telecamere a circuito chiuso e neanche di stadi sicuri o di presa di coscienza. È un problema di (de)generazione che coinvolge tutti, in maniera trasversale, gli studenti che filmano stupri e violenze in classe per poi metterli in circuito internet (ogni contatto serve a ricaricare il cellulare), i genitori che giustificano sempre i figli violenti, i vicini di casa che uccidono, i disobbedienti (in)civili, gli onorevoli che sognano di imbottirsi di tritolo per far saltare una discoteca, le curve degli stadi uguali alle tribune autorità e alle tribune stampa, dove chi urla di più è oggetto di attenzione e di rispetto, anche grazie alla prova tivvù. Tra le urgenze del Paese pallonaro è arrivata ieri l’ultima carezza dal Viminale: le partite di coppa, quelle internazionali, si possono giocare in notturna, a differenza delle partite del torneo nazionale. Meglio non approfondire, la notte porta consiglio ma anche champions. Però l’osservatorio garantisce, la situazione è sotto controllo, lo stadio è sicuro, i palinsesti televisivi e gli sponsor sono salvi. Non è successo niente, abbiamo scherzato. Tra due mesi, il 18 di aprile, l’Uefa deciderà a chi assegnare l’organizzazione del prossimo campionato europeo. I nostri concorrenti sono Ucraina-Polonia e Croazia-Ungheria (candidature congiunte), non ci sarebbe stata partita senza i misfatti di ieri e di oggi.
Sono in molti, non tra i tifosi ma tra quelli che stanno studiando l’affare, nomi illustri, i soliti noti, che pregano perché il desiderio si avveri in quel santo giorno. Franco Carraro, sì proprio lui, ha presentato un progetto interessante, due nuovi stadi, altri rimessi a nuovo, metal detector, polizia, tolleranza zero, a norma, sul modello inglese.
Ecco, ci risiamo. A questo punto dinanzi al prossimo assalto sarà questa la parola d’ordine: you are italian I presume.

Post scriptum: Claudio Ranieri, neo allenatore del Parma, reduce dall’esperienza inglese alla guida del Chelsea, non appena superata la Manica si è presentato ai compatrioti con questo slogan: «Non farò feriti ma solo morti». Congratulations e bye bye.