Benvenuti al commissariato «fantasma»

A far di conto c’è da restarci davvero male. E a fronte di pochi mezzi, un personale ridotto al lumicino e un aumento in busta paga netto di appena cinque euro al mese, ai poliziotti sempre più costretti a stringere la cinghia, l’ultima combinata dal Viminale a Roma risuonerà come un «ceffone». In via dei Gelsi, nel cuore di Centocelle, borgata «calda» della Capitale, c’è un edificio di cinque piani che fino a quattro anni fa ospitava il commissariato di zona. Oggi a tenerlo «in vita» ci pensano quattro agenti, suddivisi in due turni: 8 - 14 e 14 -20. Hanno il compito di ricevere il pubblico e di raccogliere le denunce. Mai, però, nei festivi e nelle ore notturne. Insomma, un presidio di polizia come voluto dall’ordinanza di riorganizzazione dei distretti che ha individuato nella Città Eterna poli coordinatori e poli coordinati. Succede così, a cavallo tra il 2002 e il 2003, che Centocelle venga inglobato dal «Prenestino», che in via dei Gelsi resti solo il posto fisso. Il paradosso? Sotto gli occhi di tutti. Dei cinque piani della palazzina ne viene utilizzato solo uno, il terra. Pochi metri quadrati, infatti, sono più che sufficienti per ospitare il manipolo di pubblici ufficiali. E gli altri quattro? Affittati? Dati in comodato d’uso a qualche associazione a scopo sociale? Affidati a un altro ente istituzionale? Magari, trasformati in alloggi per gli operatori fuorisede? Macché. Alla faccia degli sperperi e persino in barba agli squatter incursori di Action & Co., nei piani alti della «residenza Gelsi» tutto funziona come prima: acqua, luce, riscaldamenti. Persino la ditta delle pulizie va e viene per lustrare stanzoni, mobilia e corridoi. Già, di polvere se ne accumula tanta nei locali tristemente vuoti. Ed ecco quantificato lo spreco: «Per quello stabile, per tutti i piani, compresi quelli disabitati - spiega Umile Bisignano, segretario della Consap, la Confederazione sindacale autonoma di polizia - il Ministero continua a pagare regolarmente l’affitto, una cifra tra i sei e i settemila euro al mese. Somma a cui vanno aggiunte le spese per le utenze e per le pulizie, per cui in tutto si arriva a diecimila euro. Quota puntualmente sborsata dall’erario ogni sacrosanto mese da ormai quattro anni. Decisamente un bel gruzzolo. Denaro speso inutilmente e che si poteva impiegare per tappare i tanti buchi che mettono a repentaglio l’efficienza della polizia». Sul caso la Consap aveva già presentato un esposto alla Questura di via di San Vitale nell’ottobre 2005. «Da allora però - conclude Bisignano - non è cambiato nulla». Da oggi e fino a lunedì prossimo, i poliziotti saranno proprio in via di San Vitale e davanti al Viminale per un volantinaggio. «Vogliamo far sapere - dicono i sindacalisti - come l’amministrazione gestisce i suoi uomini e le sue risorse. Nel frattempo invieremo un dettagliato dossier alla Corte dei Conti, denunciando quanto avviene senza che il questore si preoccupi di sanare la situazione». Oltre alla vicenda di Centocelle, gli agenti puntano il dito contro il trasloco forzato degli uomini dalle caserme di Tor Sapienza, Nomentana e Porta Maggiore; sulla riduzione dell’80 per cento dei pasti giornalieri alla mensa di Tor Tre Teste; la chiusura improvvisa degli spacci-bar interni nelle caserme di via Statilia e Guido Reni; la ristrutturazione «di lusso» di alcuni alloggi per i dirigenti.
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