Benvenuti nel club delle aquile tra auto blu e alberghi di lusso

Per i dipendenti
della compagnia di bandiera
i giorni lavorativi durano solo
6 ore, quelli di riposo ben 33. Per evitare gli stress,
un comandante vola appena
580 ore l’anno. Il 20% in meno
dei colleghi francesi e tedeschi<br />

Signori passeggeri, è il comandante che vi dà il benvenuto nel mondo dei piloti Alitalia: un mondo a parte dove – in base al regolamento interno – tutti i mesi hanno 28 giorni, i giorni lavorativi durano sei ore e quelli di riposo 33. Siamo una categoria che non può permettersi di essere sfiorata dallo stress per non mettere a rischio la vita di chi è a bordo, motivo per il quale siamo riusciti a strappare condizioni di lavoro da nababbi.

Un pilota appena assunto guadagna 68mila euro ma l’anzianità gli consentirà di arrivare a 121mila, mentre un comandante va da 88mila a 174mila: una media complessiva di 120mila euro nel 2006, secondo l’Aea («Association of European Airlines»), più o meno come i colleghi di British Airways, ma meno di Iberia (147mila), Lufthansa (153mila), Air France(160mila euro).

Ma noi lavoriamo meno: 580 ore per ciascun pilota Alitalia nel 2005. Peggio di noi soltanto i colleghi di Swiss, erede di Swissair, con 571 ore che però nel 2006 sono salite a 640 contro le 628 (641 nel 2006) di Air France, 644 (650) di Iberia, 674 (650) di Lufthansa. I piloti tedeschi, insomma, lavorano 100 ore più di noi, quasi il 20 per cento. Ma non bisogna fermarsi ai soldi per capire come funziona il nostro mondo di pascià dei cieli. Glistandard internazionali di sicurezza pongono un limite di 13 ore all’impiego giornaliero: significa che si può volare per 11ore complessive, diseguito o in due tratte.

Noi di Alitalia invece abbiamo un limite di 8 ore, cioè non possiamo superare le 6 ore consecutive alla cloche. Significa, per esempio, che su un Roma-NewYork in cabina dobbiamo essere in tre, mentre nelle altre compagnie ne bastano due. E su tratte più brevi viaggiamo in coppia, quando nel resto del mondo basta un pilota solo. I più fortunati sono quelli del settore cargo, che Air France avrebbe chiuso per evitare una perdita di 71 milioni di euro annui: i 180 piloti in organico devono far volare cinque Md11.

Sulle nostre buste paga influiscono poi una serie di «benefit» unici al mondo. C’è l’indennità di volo garantita a tutti, compreso chi sta a terra, e anche quella di non volo. Fino al 2005 compariva una voce soprannominata «indennità Bin Laden» per chi volava sul Medio Oriente. Oppure l’«indennità lettino» spettante ai 350 piloti dei quattro Boeing 767 posseduti da Alitalia, apparecchi privi di cuccetta per la pausa di riposo: disagio compensato con una somma che poteva arrivare a 1.800 euro mensili versata anche a ch iviaggiava su velivoli che la brandina ce l’avevano.

Queste e altre voci sono state sostituite da un’unica indennità di volo giornaliera: 177 euro per un comandante di voli a lungo raggio, 164 a medio raggio, cui si aggiunge la diaria di 42 euro. Indennità percepite intere, anche se il pilota vola soltanto mezz’ora oppure è in volo di trasferimento. E queste voci sono tassate soltanto al 50 per cento.

Siamo l’unica categoria di lavoratori dipendenti con l’auto blu. Prima di partire, la compagnia ci preleva nelle nostre case romane e ci riaccompagna da Fiumicino quando stacchiamo, per un esborso di 7 milioni di euro annui. Alitalia spende altri 45 milioni per trasferirci e alloggiarci a Milano quando l’indomani dobbiamo decollare da Linate o Malpensa: qualsiasi altra azienda ci trasferirebbe in Lombardia, la nostra no. Non possiamo essere sottoposti allo stress da trasloco, e nemmeno a quello da trasferimento: metà del tempo di volo tra Roma e Milano viene considerato orario di lavoro. Anche se siamo seduti in una poltrona di prima classe con le parole crociate, è come se fossimo alla cloche.

Non sopportiamo neppure lo stress da albergo scomodo. Una volta potevamo segnalare, attraverso un gruppo di piloti di fiducia, gli alberghi di fiducia con cui stipulare convenzioni aziendali. Sbarcavamo a Venezia Tessera e un motoscafo ci portava al DesBains del Lido, cinque stelle lusso, mentre da Monfalcone ci scarrozzavano ai Duchid’Aosta di Trieste, proprio in piazza Unità. Ora dobbiamo andare a Treviso e Gorizia per fare meno strada, e di questo passo chissà dove andremo a finire. Ma intanto dobbiamo essere fieri dei nostri sindacati che ci hanno fatto conquistare 45 giorni di ferie. Per loro, per i distacchi e i permessi delle 9 sigle aziendali, Alitaliaspende13,5 milioni di euro l’anno, 5 volte più della media del settore.