Benvenuti nel «condominio» Regina Elena

La Sapienza non li costringe a sloggiare Interrogazione di Pallone (Fi)

Da ospedale d’eccellenza a condominio. Da sala di radiologia a mini-appartamento. Parliamo dell’ex Istituto per la cura dei tumori Regina Elena. Il nosocomio di viale Regina Elena, uno dei più grandi ospedali di Roma, da sette mesi è occupato da 180 famiglie. Romeni, soprattutto, poi sudamericani, senegalesi, sudanesi, etiopi. E una piccola comunità rom. Uno striscione appeso a una finestra interna, quasi invisibile dalla strada, parla chiaro: Action, «Ministero del diritto all’abitare». Per chi ha la ventura di entrare dentro, la scena è surreale. Stanze di segreteria, laboratori di analisi, gabinetti di radiologia: ogni locale un mini-appartamento, completo di brandine, armadi, tavola da pranzo, cucina, frigo, lavatrice, tv, stenditoi. Non manca niente. Gli occupanti, circa 600 persone, sono arrivati il 22 giugno. Nessuno - meno che mai l’Università La Sapienza, a cui di fatto appartiene il Regina Elena - si è sognato di farli sloggiare. Provengono tutti da un’altra occupazione, quella dello stabile ex-Inpdai di via Catania. Anche quella facente capo agli attivisti di Action. «Siamo pronti a lasciare lo stabile - dicono - a patto che torni a essere un vero ospedale, e venga dato un tetto a tutti quanti».
Il Regina Elena è da anni in attesa di ristrutturazione. I malati bisognosi di cure da allora vengono dirottati al San Raffaele, spiega la Asl. All’interno apparecchiature per la Tac, materiali di radiologia e strumentazioni sarebbero però alla mercè di chiunque. Gli stessi occupanti denunciano che, al loro arrivo, hanno trovato incustoditi apparecchi e attrezzature sanitarie per svariate migliaia di euro. Sulla vicenda il capogruppo regionale di Forza Italia Alfredo Pallone presenterà nelle prossime ore un’interrogazione durissima a Piero Marrazzo: «Alla faccia del piano di rientro. Non è ammissibile un tale spreco. Non si può lasciare tutto abbandonato, laboratori, attrezzature scientifiche. Con la gente che vive in mezzo alle sale mediche, senza che nessuno sappia che succede. Marrazzo deve intervenire. La struttura deve essere fatta sgomberare e messa in sicurezza». Magari con un provvedimento congiunto, visto che l’ex nosocomio in pratica è in comodato d’uso alla Sapienza, ma ancora proprietà dello Stato.
Quanto alla ristrutturazione, la Regione Lazio, da noi interpellata, spiega che il progetto preliminare a giorni verrà messo a gara. L’appalto dovrebbe essere aggiudicato a febbraio 2008. Tempi dell’intervento un anno. Tutto però sulla carta. I lavori, come pure il progetto e il bando, sono infatti di competenza dell’Università, precisa la Regione. Il Regina Elena è destinato a nuova sede della Clinica Ematologica del Policlinico. E rientra, quindi, nel programma complessivo di ammodernamento dell’Umberto I. Che prevede un finanziamento di 380 milioni, parte dello Stato (110 milioni) e parte da attingere a capitali privati. Il problema è che ancora non si è capito bene chi materialmente tirerà fuori i soldi che mancano. E quando. Nel frattempo gli occupanti del Regina Elena possono dormire tra due guanciali.