Benvenuti nel deserto di Malpensa, immagini spettrali di un ex hub

Alitalia se ne va. Il danno: banchi dei check-in, bar
e negozi vuoti, accessori griffati a metà prezzo.
La beffa: poco più in là veniva inaugurata
la bretella che collega la A4 allo scalo varesino

da Malpensa
Lapila del Camogli è intatta. La Rustichella non va a ruba e alle dodici ci sono ancora tutte (o quasi) le brioches alla marmellata. È Malpensa vista da un bar del salone partenze. E non va meglio neanche negli altri shop. Anzi, lì va in scena proprio la depressione. Quella che spinge i negozianti a fare gli sconti: reggiseni e slip griffati al cinquanta per cento, mentre un portafogli di marca te lo porti via a meno della metà. Niente male, davvero.

Tutto bene se non ci fosse un dettaglio: l’immagine è quella di un «ex hub». Alitalia ha tagliato settanta voli su cento e, oplà, si è scesi a quota cinquanta o giù di lì. Come dire: Malpensa è diventato un aeroporto di provincia. Sì, avete letto bene, uno scalo di secondo livello. «Il mandante morale dell’omicidio? Walter Veltroni», confida il coordinatore lombardo di Forza Italia Mariastella Gelmini, che osserva il disarmo della compagnia di bandiera: «Alitalia fa le valigie proprio nella giornata del D-day di Veltroni e del Pd. Coincidenza inquietante, ennesimo segnale del disinteresse verso il Nord». Virgolettato politico sottoscritto dai dipendenti Sea, quei 900 che, prima tranche, adesso pagano di persona la scelta del governo Prodi: ovvero la crisi dell’Alitalia. Sono loroa guidare il cronista nell’ex hub del Nord: «Le quattro isole del checkin Alitalia sono diventate due, le insegne della freccia tricolore divelte e il tappeto di poliestere rosso della zona Magnifica, la prima classe Alitalia, gettato là, nella monnezza».

Fotografia impietosa dello stato dell’arte: «Quando ho visto che i check- in sono stati dimezzati mi è venuto da piangere», «Ue, solo oggi ho capito che non ce la farò con il mutuo», «così si muore e senza nemmeno la banda al funerale». Tranquilli, rassicura il presidente di Sea Giuseppe Bonomi: «Ma quale funerale, di morire non se ne parla. Noi, siamo asset strategico». Vabbè,maoggi Malpensa non è più Malpensa e lo vedi ai check-in: dalle dodici alle quindici la coda dura al massimo, cronografo alla mano, neanche mezz’oretta. «Eh, ’na passeggiatina», chiosa un pilota made in Alitalia: «Mase la ricorda la nevicata del 29 dicembre 2003? Kappao, tutti eravamo kappao come Malpensa».

Memoria di voli cancellati e annullati, di scalo in tilt con il check-in che gronda rabbia e rassegnazione. «Mo’, sereni, non accadrebbe più». Cinismo della ragione, mentre a qualche chilometro da Malpensa si inaugura la bretella di Boffalora, che collega lo scalo con la A4Milano-Torino.Adisposizione quando l’hub è «declassato », beffa dopo il danno. C’è dispiacere: «L’apertura del collegamento coincide con un momento duro» (Pietro Ciucci, Anas), e c’è pure certezza, «Avremo due anni di penitenza ma già dal 2010 Malpensa tornerà ad essere una grande infrastruttura » (Roberto Formigoni, Regione Lombardia). Diciotto chilometri perché, aggiunge il governatore lombardo, «collegheranno 19 milioni di persone eunmilione e 800mila imprese a Malpensa in meno di due ore. Spinetta non lo sapeva, lui pensava che Malpensa fosse un aeroporto sperso nella brughiera».

Numeri del domani a dieci anni dalla nascita di Malpensa e a prescindere dal presente: «Alcuni velivoli attendono anche più di un’ora per essere caricati e scaricati. Ripercussione dello spettro della cassa integrazione, che alla farmacia al piano arrivi si traduce «nell’aumento di vendita di psicofarmaci tra di dipendenti». Il peggior segnale nella prima giornata dell’omicidio dello scalo internazionale. Ah, particolare, anche i tassisti si adeguano ad Alitalia e offrono corse a prezzi di saldo: «Cinquanta e siamo all’ombra del Domm. Sa, di lavoro ghe ne minga». Sarebbe bello dimostrare il contrario.