Benvenuti al Nord dove Claudio Bisio è di casa

(...)in Zelig. Peraltro, senza mai rinunciare a un’oncia di libertà.
Insomma, Bisio è un’altra cosa. E lo dimostra in questi giorni in quello che è il film-evento della stagione cinematografica: Benvenuti al sud. Evento anche a Genova. Sfido chiunque di voi ad andare, non solo nel week-end, non solo nelle multisale, ma anche in centro storico, in vico San Matteo, per vedere la lunghissima coda di spettatori in attesa di entrare all’Ariston per assistere al film di Luca Miniero.
Certo, Valentina Lodovini, attrice dalla bravura pari allo straordinario fascino, meriterebbe chilometri di coda, in qualunque suo film. Ma c’è dell’altro. Ed è il tocco magico e delicato di Benvenuti al Sud, che non vuole fare politica, che non vuole cambiare il mondo, che non vuole dare lezioni, ma che un po’ lo fa. Senza volgarità e senza presunzione. Il pubblico lo capisce e lo premia: a Genova, come in Italia, dove è primo nella classifica di pubblico. Per la precisione, ha superato i 17 milioni di introiti, diventando il primo incasso dell’anno non in 3D che settimana prossima scavalcherà anche Sherlock Holmes e addirittura il cinepanettone Natale a Beverly Hills, diventando anche il primo film italiano a raggiungere un risultato simile dai tempi dell’attesissimo Pinocchio di Roberto Benigni, che partì fortissimo grazie al precedente de La vita è bella.
Il bello è che tutto questo avviene essenzialmente con la forza del passaparola, di chi l’ha visto prima, degli amici. Un po’ come era successo con un altro film-fenomeno Notte prima degli esami. E, soprattutto, lo ribadisco, con la forza dell’assenza di volgarità.
In tutto questo, Bisio ha un ruolo non secondario. E lo sottolineo volentieri perchè, almeno un po’, è un successo genovese. Mentre Genova corre dietro ai soliti noti, ai ginipaoli, ai maurizicrozza, ai beppegrilli, ai paolivillaggi, spesso senza soluzione di continuità fra sinistra e chi vorrebbe proporsi come alternativa alla sinistra, c’è un non-genovese che dà lustro a Genova, ed è proprio Bisio.
Claudio, mandrogno di Novi Ligure, è genovese non solo per il suo cazzeggio davanti al liceo D’Oria o per il premio che gli venne dato in Regione qualche anno fa (ma meriterebbe in tutto e per tutto il Premio regionale ligure assoluto, se non fosse che quest’anno, per qualche oscura logica burlandiana non è stato assegnato), ma anche perchè di Genova ha fatto un po’ la sua seconda casa. E l’ha fatta grazie a Giorgio Gallione, regista dei suoi spettacoli, e a Pina Rando, mamma dell’Archivolto, che li produce, accompagnandoli con imperdibili torte.
Così, un po’ alla volta, Bisio ha costruito la sua genovesità sui palchi del Modena e di Mondomare (quest’anno, con una lettura scenica di Massimo Carlotto proprio davanti alla Lanterna), presentando il libro scritto con sua moglie o interpretando, di volta in volta, Monsieur Malaussène di Pennac, La buona novella di Fabrizio De Andrè, Appunti di viaggio, il bellissimo I bambini sono di sinistra, Grazie ancora di Pennac, un testo di una bruttezza rara che solo lui ha parzialmente riscattato, una straordinaria lettura scenica di Seta di Alessandro Baricco e, forse il più alto, Io quella volta lì avevo venticinque anni di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, che tornerà anche quest’anno al Modena il 16 e 17 novembre.
Ecco, anche per questo, facciamo finta che Claudio sia genovese. E ne siamo orgogliosi.