Benvenuti (An): «Offesa la patria, via i centri sociali»

«Condivido l’affermazione pronunciata a Catania, alla manifestazione delle vittime siciliane del terrorismo da Marco Intravaia, figlio del carabiniere Domenico, ucciso a Nassirya nell’attentato del 12 novembre 2003, commentando gli slogan scanditi nel corso del corteo di sabato a Roma, che i centri sociali devono essere chiusi». Lo afferma il capogruppo di An alla Provincia di Roma, Piergiorgio Benvenuti. «Non è la prima volta - ricorda Benvenuti - che a manifestazioni della sinistra gruppi dei centri sociali offendono i soldati italiani che hanno sacrificato la vita per la Patria, che scandiscono slogan inaccettabili contro chi è caduto, che scrivono sui muri slogan inaccettabili, sino ad arrivare a colpire con calci e pugni il padre di un caduto, come è accaduto a Padova. Abbiamo dimostrato al mondo intero come impunemente in Italia vi sono organizzazioni e sedi frequentati dall’ultrasinistra da dove partono aggressioni e minacce agli avversari politici, sedi - continua Benvenuti - che dovrebbero essere controllate e chiuse, e che invece vengono visitate e utilizzate da esponenti della sinistra per svolgere attività politica. Auspico che per la manifestazioni di sabato gli organi competenti possano individuare chi ha offeso i nostri caduti, la Patria, le forze dell’ordine - conclude Benvenuti - e che si possano bloccare chi istiga alla violenza, anche attraverso internet, offende le istituzioni, procede con minacce, intimidazioni e violenza».
Intanto, in una nota, Donato Robilotta, capogruppo alla Regione Lazio dei Socialisti Riformisti della Rosa nel Pugno informa che proporrà di intitolare ai caduti di Nassirya una sala alla Pisana. «Ho inviato un telegramma di solidarietà al comandante generale dei carabinieri, al comandante regionale del Lazio, all’ambasciatore Usa a Roma e al rabbino capo di Roma, dopo che sabato alcuni esponenti dei centri sociali romani ancora una volta hanno bruciato fantocci con la bandiera italiana, israeliana e americana, e hanno inneggiato a «10, 100, 1000 Nassiriya». Ho inviato poi una lettera al presidente del Consiglio Regionale per invitarlo a proporre di dedicare una sala del Consiglio Regionale alle vittime di Nassirya. È il minimo che possiamo fare di fronte a questi continui attacchi dei centri sociali».