Benvenuto di Bossi al cardinale Scola: "Possiamo parlare in dialetto lumbard"

IL DOPO TETTAMANZI Il cardinale: "Il senso civico è necessario per uscire dalla crisi"

Il senso civico come via di uscita dalla crisi. È la festa del Redentore e il cardinale Angelo Scola, secondo tradizione, parla ai veneziani di temi al centro del dibattito sociale e non solo: quest’anno vita buona, giustizia, legalità, politica e il rischio di una Chiesa senza Cristo.
Scola è vescovo eletto di Milano e, anche se entrerà in città solo a settembre, il discorso riguarda in modo speciale i milanesi, che si preparano ad accogliere l’uomo scelto dal Papa come successore del cardinal Dionigi Tettamanzi. «Il Paese ha bisogno di un soprassalto di coscienza civica, soprattutto in questi tempi di grave crisi economico-finanziaria» dice il cardinale.
Il comitato d’accoglienza, già affollato al momento della nomina, ieri si è ampliato con l’intervento di Umberto Bossi, in laguna per la festa. Il Senatùr rivela la sua stima per l’uomo che ha apprezzato da patriarca: «Sono contento che Scola venga a Milano. È un uomo con cui siamo amici, ma mi dispiace portarlo via da Venezia». Un titolo di merito molto a misura di Carroccio: «Di buono Scola aveva che conosceva bene il dialetto lombardo, abbiamo parlato in dialetto». Gli auguri di Natale erano una consuetudine: «Attraverso Gianpaolo Gobbo gli mandavo ogni anno un panettone. Tutti gli mandavano libri, io ero convinto che al patriarca piacesse anche il panettone».
Nella festa del Redentore Angelo Scola si concentra sui temi etici. Il cardinale invita a non confidare nella possibilità del mercato di regolamentarsi da sé: «Il mercato non è un fatto di natura ma di cultura e dunque ha nel fattore umano e nella sua qualità morale una componente indispensabile». Propone un criterio di giudizio alla portata di chiunque: «Ogni agire non è piena­mente retto se non tiene conto del bene comu­ne » . Parla di politica, rinnova l’appello del Papa e della Cei a un impegno dei cattolici per il bene co­mune, approva i diversi tentativi di singoli e asso­ciazioni di metterlo in pratica: «Se promossi con il necessario realismo etico e politico, essi potran­no dare un utile apporto al Paese». Una citazione rimanda a Zygmunt Bau­man, alla «nostra socie­tà, che oggi per la sua in­stabilità e mutevolezza viene detta liquida». Una Chiesa senza Cri­sto? La domanda è una delle provocazioni del di­scorso. «Cristiani della prima ora riconosciamo con umiltà che siamo in balìa della grave separazione, già denunciata da Paolo VI, tra fede e vita» dice il cardinale. E anco­ra: «Non vediamo le implicazioni dell’avveni­mento di Gesù e dei misteri del cristianesimo». Cita Benedetto XVI, che durante la visita a Vene­zia ha parlato della grave conseguenza di questo dualismo: «L’essere di Cristo rischia di svuotarsi della sua verità e dei suoi contenuti più profondi; rischia di diventare un orizzonte che solo superfi­cialmente, e negli aspetti piuttosto sociali e cultu­rali, abbraccia la vita; rischia di ridursi ad un cri­stianesimo nel quale l’esperienza di fede in Gesù crocifisso e risorto non illumina il cammino del­l’esistenza ». Fino alla conclusione: «Se i cristiani non riconoscono e non vivono il nesso quotidia­no tra fede e vita, la Chiesa rischia di apparire una Chiesa senza Gesù Cristo».