Benvenuto Circus Oz fantasmagorica fiaba tra passato e futuro

Se non fosse per i tuffi nel cerchio di fuoco, i volteggi al trapezio e i doppi salti mortali all'indietro, del «circo» comunemente inteso non avrebbe quasi nulla. Arena? Scomparsa. Cavalli? Superati. Domatori? Obsoleti. E non osate parlare di tigri. Al loro posto: funamboli, contorsionisti, danzatori, giocolieri, equilibristi e musicisti. Parliamo dell'australiano Circus Oz, uno dei primi esempi di «circo contemporaneo» (insieme con l'europeo Cirque du Soleil, la star del mondo circense), che oggi sbarca a Milano in prima nazionale. Il luogo? Il prestigioso palcoscenico degli Arcimboldi, che da stasera al 28 dicembre per la regia di Mike Finch e Linda Mickleborough, ospiterà «30th Birthday Bash» (info: 02-641142212): due ore di danza acrobatica, musica dal vivo, umorismo e teatralità. Cifra distintiva di un circo fra i primi al mondo a non utilizzare animali (chiudendo un occhio sui rossi e scatenati canguri nei quali, durante lo show, si trasforma la troupe in omaggio alle proprie radici) ma a scommettere sulla capacità di reinventare i numeri classici con una forte carica di ironia. Il pretesto? Il trentesimo anniversario di un protagonista assoluto del mondo circense. Nato dalla fusione di due compagnie di successo (il Soapbox Circus e il New Ensemble Circus), l'australiano Circus Oz in questi trent’anni di carriera ha attraversato cinque continenti e ventisei paesi, conquistando oltre due milioni di persone. Stella di Broadway e dell'Opera di Sydney, reduce dai campi profughi della Palestina, protagonista del Royal Festival Hall di Londra, del Tivoli di Copenhagen e di un'inedita esibizione in Plaza de Toros, a Barcellona, ha visto scendere in campo artisti, acrobati, performer - tutti rigorosamente australiani - nelle più svariate e spettacolari discipline: volteggi sulla fune, contorsioni, salti con l’asta, virate al trapezio; numeri a corpo libero o con l'ausilio di altalene, pattini, biciclette, cinghie aeree, hula hoops. Se all'inizio i ruoli erano interscambiabili e la compagnia faceva tutto da sé - dai costumi alla riparazione dei camion, dalle scenografie al noleggio del tendone -, oggi, che il gruppo può contare su un team di tecnici altamente specializzati, un modernissimo tendone e un container per i trasporti, lo spirito delle origini non è però cambiato. Così, tra un numero e l’altro, può capitare di imbattersi in Lynden, che oltre a essere il camionista che guida i tir nei viaggi a lungo raggio, è il simpatico ragazzone che fa da spalla al clown all'ingresso; o in Matt, manager del tour e figura di punta nei salti al trampolino. Persino in Paul, skateboarder e ballerino hip-hop… Il bello del circo, che sia un vecchio tendone sgualcito o un avveniristico palco del più raffinato design, è che non delude mai: è esattamente come lo vorresti, e al tempo stesso riesce sempre a sorprenderti. Accadeva nell'Ottocento con il circo equestre, quando il fulcro di attrazione popolare era un’arena che vedeva alternarsi sulla scena cavalli al galoppo, sfilate di elefanti, tigri feroci, clown e piroette. Accade oggi, nel 2008, con la compagnia del Circus Oz. Non più tigri o domatori, ma - in impeccabile equilibrio fra postmoderno e neoclassico - danza, ritmo e acrobazie in perfetto stile «aussie».