Benvenuto: «Serve dialogo positiva la riforma Maroni»

L’ex sindacalista apre al Polo: garantiamo le pensioni ai più giovani

da Roma

Presidente Benvenuto, Nicola Rossi ha lasciato i Ds perché riteneva che le sue opinioni fossero «fonte di visibile imbarazzo». Chi sarà adesso il portabandiera delle istanze riformiste?
«A me dispiace questa decisione perché le sue posizioni non mi hanno mai messo a disagio. E comunque saremo sempre assieme: c’è un gruppo unico dell’Ulivo alla Camera e al Senato e per me rimane valido l’obiettivo del Partito democratico. Non siamo su campi diversi e non c’è da prendere nessuna bandiera: devono prevalere le linee riformiste».
La Finanziaria non ha certo visto Ds, Margherita e moderati del centrosinistra tra i cosiddetti «vincitori».
«Preferisco non parlare di moderati che da noi è quasi un dispregiativo, ma di innovatori e conservatori. I riformisti sono gli innovatori».
Ma a breve si dovrà parlare di riforma delle pensioni.
«È più facile affrontare ora la questione con i conti in ordine. Da una parte c’è il problema dei giovani che sono destinati ad avere una pensione molto bassa e dall’altra parte c’è il potere d’acquisto che cala anno dopo anno perché i meccanismi di difesa delle pensioni si rivelano inadeguati. Ho sempre ritenuto che la riforma di Maroni contenesse molti aspetti positivi e bisognerà valutare quei meccanismi che permettevano di ritirarsi più tardi dal lavoro. Non bisogna guardare solo all’età pensionabile».
Il capogruppo del Prc alla Camera Migliore ha detto che, visto l’andamento del fabbisogno, la riforma non serve più.
«Le difficoltà non sono solo nella coalizione di governo ma anche nel rapporto difficile tra maggioranza e opposizione. Io penso che il miglioramento della situazione economica sia strutturale e che apra degli spazi consistenti alle riforme».
Un miglioramento che ha scatenato altre polemiche tra i poli. Anche il viceministro Visco se n’è attribuito i meriti.
«Anche in Parlamento ho sempre affermato che la Finanziaria 2006 di Giulio Tremonti conteneva misure importanti di contrasto all’evasione. Il centrosinistra non ha fatto altro che confermarle e rafforzarle».
Ma se la sinistra radicale non volesse discutere di pensioni, una convergenza di parte del centrodestra non compenserebbe le perdite della maggioranza.
«Il Paese non ha bisogno di trasformismi. Serve un dialogo corretto».
Nel 2002 quando i Ds si stavano ancora organizzando dopo la sconfitta elettorale lei disse che il partito doveva smarcarsi dalla Cgil. Se si parla di riforme, le cose cambiano?
«È fondamentale che non ci siano cinghie di trasmissione: i sindacati si devono muovere autonomamente dai partiti. Io confermo quello che avevo detto: Ds e Ulivo devono dialogare, concertare, ma considerare diverse ragioni».
Già l’estate scorsa il socialista Rino Formica ha sostenuto l’impossibilità di costruire un Partito democratico guidato da ex comunisti. Lei da socialista cosa ne pensa?
«Alle prossime amministrative voteranno giovani nati nel 1989, dopo la caduta del Muro. Il Paese ha bisogno di un forte ringiovanimento della direzione dei partiti e di persone che non guardano solo al passato ma al futuro».
Rossi è uno di questi?
«È una persona di grande coraggio e autonomia e lo stimo proprio perché ha fatto una battaglia in una realtà nella quale molti sono condizionati da altri problemi e ha rischiato per le sue idee».