Benzina alle stelle, l’incontro di Bersani è un pieno di bluff

Il tavolo di Palazzo Chigi presieduto dal responsabile dello Sviluppo
economico si conclude con un nulla di fatto: "Se ne discuterà in
Parlamento". Il ministro boccia l’ipotesi di tagliare le imposte e
rimanda la questione a settembre: "Il vero problema è la distribuzione"

da Roma

Rimarrà deluso chi si aspettava che dal tavolo di lavoro tra il governo, Unione dei petrolieri e le principali compagnie italiane, uscisse una soluzione rapida all’impennata dei prezzi dei carburanti. Una riunione, che per ammissione dello stesso ministro per lo Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, (che a sorpresa ha presieduto l’incontro) non ha fornito «risposte esaustive a questo fenomeno». Un nulla di fatto, anche se a suo dire si sono fatti passi avanti sul piano dei «comportamenti dell’ultima settimana» che hanno portato alla riduzione del prezzo della benzina.
Intanto sulla questione «tasse», Bersani ha ribadito che non sono l’Iva e le accise il centro del problema. A sorpresa, quindi, sembra uscire decisamente depotenziata la proposta di misure tampone avanzate giusto ieri dal viceministro dell’Economia, Vincenzo Visco. Bersani infatti non ritiene sussista l’urgenza di un intervento attraverso il ricorso alla decretazione. E mentre non esclude del tutto la possibilità di un provvedimento interministeriale per «sterilizzare» l’Iva, un contributo che definisce «psicologico ed economico» ma che non riguarda i livelli di tassazione «che sono già nella media Ue», chiude decisamente la porta alla via del decreto legge.
In considerazione del fatto, spiega, «che si possa fare prima varando la normativa, già approvata dalla Camera e che adesso è in seconda lettura al Senato». A cui il Parlamento potrebbe dare il via libera già alla riapertura e che, dice Bersani, «ci permette di intervenire strutturalmente su questi problemi». Di fatto, nella riunione non si è parlato del taglio delle accise. Anche perché, ha ricordato Bersani, incentrare su questo il dibattito è «fuorviante», mentre «lo zoccolo strutturale riguardo la distribuzione, e l’andamento carsico che qualche volta si verifica, sono i veri elemento di preoccupazione». I nodi che Bersani ha posto sul tavolo sono legati ai «comportamenti» delle compagnie petrolifere e alla riforma strutturale della distribuzione. E partendo dall’inflazione, che dopo un periodo positivo, negli ultimi mesi sull’onda del caro-benzina è tornata a salire, il ministro ha chiamato i petrolieri ad agire con «maggiore senso di responsabilità sui temi di sistema», ricordando che un «centesimo di aumento vale 463 milioni di euro l’anno». E poi più concorrenza, incrementando trasparenza e informazione verso i consumatori. Un tema su cui comunque Bersani «essendo una materia sensibile» si riserva di consultare l’Autorità antitrust.
Per prima però, spiega, si dovrà mettere mano alla ristrutturazione della rete di vendita su cui «c’è un tavolo aperto con le Regioni» aprendo anche alla grande distribuzione. Un intervento, sottolinea, senza il quale «non si riuscirà a vincere questa battaglia» e per cui dà «appuntamento a settembre in Parlamento» essendo contenuto nel terzo pacchetto di liberalizzazioni.
Non si sono fatte attendere le reazioni del mondo politico. Daniele Capezzone chiede di tagliare la accise di 10 punti mentre è critico Giuseppe Vatinno (Idv) per cui la decisione di «rimandare tutto a settembre cadrà come al solito sui consumatori». Dal centrodestra, per la Lega Roberto Calderoli accusa di immobilismo il governo «primo responsabile» del caro-benzina, mentre Roberto Cota bolla l’incontro di ieri come «una riunione tra due cartelli» e il decreto sulle accise come «un’operazione di facciata». E se per Stefano Saglia (An) è il «solito teatrino estivo», Maurizio Gasparri (An) e Luca Volontè (Udc) parlano di bluff del governo. Mentre (a sorpresa) l’Unione petrolifera approva l’incontro che «ha consentito di riportare il problema a una dialettica costruttiva».