Benzina: attenti all’«effetto Platts»

da Milano

Ci risiamo: il greggio nelle ultime settimane ha registrato una discesa a precipizio sotto i cento dollari al barile, i carburanti sono sempre lì, sopra 1,4 euro. Almeno nella percezione degli automobilisti e delle associazioni dei consumatori c’è qualcosa che non funziona, a loro danno. Ieri il sito consumatori.it affermava che il prezzo della benzina è di 9 centesimi superiore a quello che sarebbe giustificato dalle quotazioni del greggio, i gestori sostenevano invece che era sceso in linea con l’andamento del mercato internazionale.
Anche se in realtà è difficile seguire in maniera corretta come si muovono petrolio, benzina e gasolio auto: ieri, per esempio, c’è stato un ritocco al ribasso dei carburanti, che seguiva l’ultimo del 9 settembre. Rispetto a quella data il gasolio è sceso mediamente tra i 2 e i 3,8 centesimi, la benzina fino a 4 centesimi al litro, presso i distributori Agip. E nei prossimi giorni potrebbero esserci nuovi ribassi. Ma sempre ieri il petrolio è ritornato sopra i cento dollari, per poi ridiscendere: se risalirà anche solo per una settimana ci potremo aspettare forse un rimbalzo dei prezzi. Ma le cose, vanno davvero così?
E qui arriva la sorpresa: no, non vanno così. Sono un po’ più complicate. Se, infatti, si guarda solo il rapporto tra le quotazioni del greggio e quelle dei carburanti si rischia di andare fuori strada. Tra i due, e nessuno ci fa mai caso, se non gli addetti ai lavori, c’è di mezzo il «Platts», cioè il prezzo industriale internazionale della benzina e del gasolio. Che può andare in direzione diversa da quello della materia prima, cioè del greggio. Secondo quanto sostiene l’Unione petrolifera guidata da Pasquale De Vita, infatti, i prezzi del greggio e dei carburanti hanno un andamento pressoché parallelo, che ammortizza però i movimenti al rialzo e al ribasso della benzina. In altri termini, come mostra anche il grafico fornito dall’Osservatorio prezzi del ministero per lo Sviluppo economico (che non può essere sospettato di essere una fonte «di parte») a forti variazioni del prezzo del greggio corrispondono movimenti molto più contenuti dei carburanti (soprattutto per quel che riguarda la benzina), anche se in effetti sembra di vedere un certo ritardo, sia pur limitato, negli adeguamenti.
Ma attenzione: in certi casi il Platts ci mette la coda. Facciamo due esempi. Maggio 2008: verso la metà del mese il prezzo internazionale della benzina ha un improvviso, secco, ma breve collasso, non giustificato dall’andamento del prezzo del petrolio, che continua a salire, e che non si riflette su quello della benzina in Italia, che continua a salire. Agosto-settembre 2008: da inizio agosto in poi il Brent va a rotoli fino a questi giorni, con un piccolo rimbalzo solo questa settimana. Il Platts no: scende fino alla fine di agosto, poi se ne va per i fatti suoi, rimanendo prima stabile, poi addirittura risalendo, mentre il greggio continua a scendere. E la benzina in Italia? Segue, ammortizzandolo, l’andamento del greggio (cioè scende più lentamente), ma agli inizi di settembre risente del prezzo internazionale e ha una ripresina, per poi tornare a calare senza troppa fretta.
In altri termini: se il prezzo internazionale della benzina risale (perché cresce la domanda in qualche area, perché c’è un’ondata speculativa, perché si stanno ricostituendo le scorte: i motivi possono essere mille), è difficile che scenda in Italia. Ma, comunque, tener sotto pressione le compagnie non è mai una cattiva idea.