Benzina, aumento super. È guerra delle accise

L'impennata legata al caro-greggio. Gestori e consumatori chiedono di tagliare le
imposte ma il ministro dello Sviluppo fa spallucce

da Milano

Come da copione: il caro greggio spinge i prezzi dei carburanti. Già da ieri è scattata, per alcuni dei principali marchi, una nuova ondata di rincari che porta il gasolio, in particolare, ad un soffio dal record storico di 1,319 euro raggiunto solo due mesi fa. Nel dettaglio, negli impianti Agip il prezzo di vendita consigliato è volato a 1,317 euro (+1,8 centesimi), mentre la benzina senza piombo è salita a 1,396 euro, in rialzo di 2,2 centesimi al litro. In rialzo anche i listini del gasolio di Erg (+0,5 cent) e Esso (+0,3).

Gestori e consumatori, allarmati, chiedono l’intervento del governo; ma il ministro Bersani frena sulla possibilità di ridurre le accise sui carburanti. «Le tasse che paghiamo su benzina e gasolio per auto - dice - sono pari a quelle europee, o addirittura inferiori». Ma intanto per i proprietari di un’auto diesel il costo del pieno è aumentato, solo nel giro di un anno, di oltre 9 euro per una vettura di medio-alta cilindrata. Dall’inizio del 2007 a oggi un litro di gasolio è infatti salito di oltre 18 centesimi, vale a dire circa 35 vecchie lire. Per la benzina, invece, nel giro degli ultimi 12mesi si registra un aumento di circa 16 centesimi al litro (era a 1,233 euro al litro a inizio gennaio 2007) che si traduce in un aggravio di oltre 8 euro per un rifornimento completo. Mentre non accennano a spegnersi le fiammate del greggio, che oltre ad aver sfondato nei giorni scorsi la soglia «psicologica» dei 100 dollari al barile, si mantiene ormai da settimane stabilmente sopra i 95 dollari.

Di fronte a questo quadro non mostrano ottimismo i gestori. E Luca Squeri, presidente nazionale di Figisc-Confcommercio, che associa i titolari degli impianti di distribuzione carburanti, chiama in causa il governo: «Invece di continuare a sconvolgere il sistema distributivo per spartire il mercato tra grande distribuzione e petrolieri, cominci a rendere al consumatore una parte dei maggiori introiti erariali, modulando l’accisa in relazione all’andamento del mercato internazionale, una scelta già ben collaudata nel 1999».

Ma il ministro Bersani insiste: «In Finanziaria abbiamo messo una norma per impedire che lo Stato guadagni sugli aumenti con il meccanismo dell’Iva sulle accise, che abbiamo sterilizzato. Bisogna anche stare attenti a ridurre le accise troppo facilmente, perché poi bisogna vedere chi se le mette in tasca, se il consumatore, la catena di distribuzione o gli stessi petrolieri». Anzi, secondo il ministero dello Sviluppo economico, nonostante il peso della fiscalità sia inferiore in Italia a quello dei principali Paesi europei, il prezzo industriale della benzina senza piombo risulta superiore.

Ma le associazioni dei consumatori sottolineano che la fiammata dei carburanti rischia di innescare una reazione a catena tale da incidere in maniera consistente su altri prodotti e, quindi, sull’inflazione, già in crescita. Soprattutto, ricorda il Codacons, «i prezzi dei prodotti alimentari che viaggiano su ruote potrebbero risentire dei maggiori costi di trasporto». Infatti, sui prodotti della grande distribuzione, come alimentari o detersivi, il costo del trasporto incide mediamente per circa il 12 per cento.