Benzina e gasolio alle stelle spingono l’inflazione al 2,7%

I carburanti spingono il carovita, gli alimentari la rallentano. Così, l’Istat rileva per questo mese di luglio un tasso d’inflazione al 2,7%, analogo a quello di giugno. In realtà, però, in luglio i prezzi sono aumentati dello 0,3%, con punte record per benzina e gasolio. In un solo mese la verde è rincarata del 2,2% portando l’aumento annuo al 13,5%; mentre il gasolio per auto è aumentato del 2,8% in un mese e del 17,5% in un anno. L’incremento dei prezzi dei carburanti ha avuto ripercussioni sull’intero comparto dei trasporti. Inoltre, sempre in luglio, si sono registrati forti rincari di luce e gas: il prezzo dell’energia elettrica è aumentato dell’1,9% su base mensile e del 4,7% su base annuale; il prezzo del gas cresce del 3,6% in un mese e del 7,4% in un anno.
Il 2,7% di luglio rappresenta il livello più elevato d’inflazione dal novembre del 2008. Il tasso acquisito per quest’anno è già, secondo i calcoli dell’Istat, del 2,5%: questo significa che, a meno di un improbabilissimo tasso zero di aumento dei prezzi nei prossimi cinque mesi, l’inflazione segnerà, appunto, il 2,5 per cento. Se invece il passo non rallenterà, a fine anno potremmo vedere una cifra vicina al 3%, o anche qualche decimale di più. In Europa, per la precisione nell’area dell’euro, l’inflazione di luglio è, al contrario, in discesa: dal 2,7% di giugno al 2,5% di luglio.
A bilanciare, almeno in parte, i cospicui aumenti dei carburanti e dell’energia, hanno pensato i prodotti alimentari e le spese per le comunicazioni. In particolare sono diminuiti i prezzi della frutta fresca (-11,4%) e della verdura (-5,5% rispetto a giugno). Aumentano infatti il pane, il caffè, lo zucchero e il riso. «I prodotti agricoli hanno assunto, a proprie spese, il ruolo di salvagente contro il carovita: serve il ricavato di tre chili di pesche per pagarsi un caffè», è l’amaro commento di Confagricoltura. Confcommercio mette invece sotto accusa «le tensioni provenienti da settori poco concorrenziali, dai prodotti energetici e dai ritocchi alle accise» su benzina e gasolio. «I beni e i servizi offerti su mercati liberalizzati - osserva ancora la maggiore organizzazione del commercio - non generano alcuna spinta inflazionistica». Mentre Federdistribuzione lamenta la presenza contemporanea di inflazione elevata e di consumi fermi: «Una miscela destinata a rimandare la ripresa».