Benzina, il minisconto di Palazzo Chigi

La Finanziaria ha autorizzato una riduzione su Iva e accise. Il ribasso sarebbe di 1-2 centesimi al litro, troppo poco per le associazioni dei consumatori. Dal 2006 il caro petrolio ha già fruttato allo Stato 2 miliardi di euro

Milano - Continua la corsa al rialzo del greggio, che dopo avere superato per la prima volta nella storia la soglia dei 101 dollari al barile, ha fissato un nuovo record a 101,19 dollari. Il greggio ha poi ritracciato leggermente, e ha chiuso a 100,6 dollari, in rialzo di 76 centesimi rispetto alla chiusura dell’altro ieri.
In Italia il governo per calmierare il rialzo della benzina sta pensando di intervenire con il congelamento delle accise per una parte pari all’incremento dell’Iva. La misura è già prevista dalla Finanziaria 2008 approvata a fine dicembre nel caso di un aumento sensibile del prezzo del petrolio, come si è verificato in questi giorni. Il decreto può essere adottato se il prezzo internazionale del greggio aumenta in misura pari o superiore a due punti percentuali rispetto al valore di riferimento del Dpef. Il taglio a cui sta lavorando il governo, però, non è reputato sufficiente dall’Adoc, una delle unioni consumatori. La riduzione delle tasse sulla benzina sarebbe infatti nell’ordine dei 2 centesimi di euro. «L’introduzione del principio di poter intervenire sulle accise per ridurle, è importante - dice Carlo Pileri, dell’Adoc - ma non riteniamo significativa e sufficiente la riduzione prevista, di appena 2 centesimi di euro al litro. Comunque è fondamentale che l’impegno preso venga mantenuto».
Per Carlo Rienzi del Codacons «la decisione del governo circa un alleggerimento fiscale sui carburanti per contrastare il caro-pieno e le fiammate dei prezzi di benzina e gasolio arriva troppo tardi, e rappresenta troppo poco per gli automobilisti italiani. Un taglio delle accise di 1 o 2 centesimi al litro appare del tutto inadeguato e insufficiente, se si pensa che nel corso degli ultimi 5 anni gli automobilisti hanno dovuto sborsare oltre 67 miliardi di euro solo per i prelievi fiscali sui carburanti».
Secondo l’ufficio studi degli Artigiani di Mestre, inoltre, ammonterebbe ad oltre due miliardi di euro l’extra-gettito, sotto forma di Iva e accise, incamerato dall’Erario italiano con la volata dei prezzi di benzina e gasolio tra il 2006 e il 2007. In questo periodo, rileva la Cgia, l’aumento dei prezzi dei carburanti alla pompa hanno portato in più nelle casse dello Stato 1.149,7 milioni di euro di maggiore Iva e 393,2 milioni di accise. A questi importi vanno sommati 519,1 milioni di maggiori entrate fiscali, derivanti dall’aumento delle bollette del gas e del gasolio per il riscaldamento, riferiti soltanto al biennio 2006-2007. Un «tesoretto» importante dunque quanto immeritato che andrebbe ridistribuito ai consumatori.