Benzinai, sciopero confermato

Irremovibili le associazioni di categoria. "Se il governo proseguirà su questa rotta delle liberalizzazioni selvagge confermiano la serrata". Le 48 ore di stop previste nella prima settimana di febbraio. Bersani: "Agitazione prematura"

Roma - Sciopero di 48 ore dei benzinai nella prima settimana di febbraio se il governo non convocherà la categoria. È quanto hanno deciso i sindacati della categoria, secondo quanto anticipato da Roberto Di Vincenzo, di Fegica-Cisl. Oggi sul tema è stata organizzata una riunione alla quale hanno partecipato oltre a Fegica, anche Faib/Aisa e Figisc Confcommercio."La proclamazione dello sciopero - si legge in un comunicato congiunto delle tre sigle sindacali - viene perciò confermata, sebbene con un ulteriore slittamento tecnico nella comunicazione delle date, per consentire al governo di avviare in tempi brevissimi un confronto preventivo alla presentazione di qualsiasi testo normativo. Faib/Aisa, Fegica e Figisc prendono atto che il disegno di legge predisposto non sia ancora stato reso pubblico e intendono interpretare questo fatto come un gesto di riflessione e apertura nei confronti dei problemi sollevati dalla categoria. Ove il governo dovesse rimanere sordo e procedere in solitudine alla pubblicazione del ddl ripetutamente annunciato la chiusura degli impianti stradali e autostradali scatterebbe immediatamente, già dalla prima settimana di febbraio".

Bersani Lo sciopero di 48 ore proclamato dai benzinai contro la liberalizzazione del settore, al ministro per le Attività produttive, Pierlugi Bersani "pare quantomeno prematuro. È il primo sciopero proclamato sui miei pensieri. Su una ipotesi. Ora come Governo - ha detto il ministro a margine di un convegno sul risparmio energetico organizzato dall'Unione industriali di Monza - dobbiamo preoccuparci di riflettere sulle misure da prendere. Siamo abituati a discutere ma sulla base degli orientamenti da assumere", ha sottolineato Bersani.

Liberalizzazioni Secondo le associazioni sindacali dei benzinai, "la distribuzione dei carburanti in Italia è uno dei pochi settori liberalizzati, sin dal 1998: il governo - si legge nella nota - non ha alcuna scusa che giustifichi un ulteriore intervento", che per i gestori si tradurrebbe in un "pacco regalo per la grande distribuzione. Il disegno è scoperto e chiaramente funzionale a favorire l'assalto al mercato della ricca e potentissima lobby della grande distribuzione a condizioni che sinora nessun operatore ha avuto". Per questa via si ottiene, "sulla scorta delle esperienze di altri Paesi, la desertificazione del servizio di presidio territoriale, con ulteriore emarginazione delle aree deboli".