Benzinai sotto accusa fanno il pieno di condanne

In servizio a Caponago, clonavano le carte di credito per acquistare benzina. In quattro davanti al gup patteggiano la pena, gli altri tre a processo: udienza a ottobre

Questa volta il pieno l’hanno fatto loro. Di condanne. Sette benzinai sono finiti alla sbarra per avere clonato le carte di credito ricaricabili per l’acquisto di carburante. Un trucco semplice che ha consentito loro di utilizzarle per impossessarsi di migliaia di litri di benzina e gasolio. A volte i dipendenti degli impianti si «accontentavano» dei corrispettivi in denaro rappresentati dalle carte.
Ieri mattina si è svolta l’udienza preliminare per i sette dipendenti (sei italiani e un immigrato di origine mauritana). Tutti quanti in forza all’area di servizio Agip «Brianza Nord» di Caponago. Erano accusati di appropriazione indebita e associazione a delinquere finalizzata alla spendita di carte clonate.
I sette erano stati individuati e bloccati lo scorso anno dagli uomini della polizia stradale di Seriate, al termine di una lunga indagine coordinata dalla Procura di Monza. Una soffiata aveva messo gli uomini della stradale sulla pista giusta. In base agli elementi raccolti dal pubblico ministero che ha sostenuto l’accusa, il gruppetto aveva approfittato, in un periodo di tempo dal novembre 2003 all’aprile 2004 dell’assenza del titolare dell’area di servizio (risultato da subito del tutto estraneo alla vicenda) per clonare i tesserini ricaricabili rilasciati da Eni Agip ai clienti abituali. Tesserini utilizzati principalmente da autisti ed aziende e che servivano per i rifornimenti. Segnando targhe di fantasia e utilizzando le card «taroccate» i benzinai provvedevano a recuperare gasolio, benzina o contanti all’insaputa dei gestori, ma soprattutto dei clienti che si ritrovavano ammanchi ingiustificati di credito sui rispettivi tesserini per rifornimenti mai effettuati o, addirittura, segnati in benzina per mezzi che invece andavano a gasolio. Una distrazione fatale.
Lo scorso febbraio, alla chiusura delle indagini era salito a 13 il numero delle parti offese che ha presentato denuncia. Ieri davanti al giudice dell’udienza preliminare sono fioccate le prime quattro condanne, con patteggiamento e pena sospesa, a due anni di reclusione e una multa di mille euro. Per tre imputati, invece, si è trattato di rinvio a giudizio. Il dibattimento si aprirà ad ottobre.