Beppe Grillo Il vaffa della base al comico «Scelte indegne»

RomaPolitica dal basso, cittadini con l’elmetto, trasparenza. Quando Beppe Grillo a ottobre ha ufficializzato la discesa in campo del «Movimento Cinque Stelle», declinazione elettorale di comitati e meet up che si riconoscevano nelle battaglie del comico genovese, gli slogan all’insegna di un nuovo corso si sono sprecati.
Lui stesso, appena due giorni fa, ha annunciato il suo (futuro) passo indietro, non appena il progetto avrà acquisito una dimensione nazionale: «Non ci sarà più bisogno di un leader, io scomparirò». L’uso del futuro, però, al momento è doveroso. Perché ora come ora il movimento è alle prese con borbottii e malumori della base, e nel mirino c’è finito proprio il leader-comico. Accusato in Liguria e in Emilia di aver imposto le sue decisioni sulle candidature in vista delle prossime elezioni regionali. Il primo caso scoppia a Genova, dove il locale meet up se n’esce con un comunicato di fuoco, dichiarandosi «amareggiato e deluso dalle scelte di Beppe Grillo». Motivo? Il comitato aveva individuato un candidato per le regionali - Paolo Franceschi, uno stimato pneumologo, da tempo impegnato in campagne ambientaliste - passando per le primarie. I «grillini» liguri erano entusiasti per la scelta, già ipotizzavano di uscire dalle urne con il 3-5 per cento dei consensi. Ma poi è arrivato il diktat del comico a toglier la voglia di ridere: in Liguria non ci sono le condizioni per presentare la lista. Anche se a leggere lo scarno comunicato del candidato mancato, sembra esserci dell’altro: «Il dottor Franceschi rinuncia alla candidatura alle elezioni regionali per i Meet up di Beppe Grillo della Liguria in seguito a diversità di opinioni insuperabili insorte fra il medico Quilianese e il comico Genovese». Da qui la dura presa di posizione del meet up del capoluogo ligure, che mette in guardia il celebre concittadino: «Quello che ora è un semplice dissenso potrebbe rischiare, cosa che non auspichiamo, di diventare aperta rottura».
Ma i casi si moltiplicano. A Parma il fondatore di un meet up particolarmente critico si è visto recapitare dal legale del comico una lettera di diffida a usare logo e nome del movimento, e anche sulla scelta del candidato emiliano si accende un furioso dibattito. La denuncia parte da un grillino doc bolognese, Valerio D’Alessio, che punta il dito contro l’uomo che correrà alle regionali per il movimento, Giovanni Favia. Scelta che per D’Alessio e per molti «grillini» emiliani è stata voluta e imposta dall’alto proprio da Beppe Grillo. Una denuncia circostanziata, in cui si sottolinea tra l’altro come la «lista civica» di Bologna non si sia «minimamente aperta» alla società civile, ma solo ai fedelissimi del blog del comico, e che le primarie, chiuse, abbiano avuto «una quota ridicola di 40 partecipanti». Insomma, «scelte escludenti e scellerate», scrive D’Alessio sul forum dei grillini, che «hanno fatto sì che un movimento regionale tra i più attivi in Italia risulti oggi disgregato e diviso». E, in gran parte, deluso dal suo leader, disattento verso la base.