"A Beppino Englaro dico: tieni duro"

Parla Mina, la moglie di Piergiorgio Welby

Roma - «Rispetto della vita non significa vivere comunque, far sopravvivere il corpo a ogni costo». Mina Welby commenta la sentenza della Cassazione sul caso di Eluana. Suo marito Piergiorgio, ammalato di distrofia muscolare, affermò personalmente la sua volontà e dietro sua richiesta, il 20 dicembre del 2006, il medico Mario Riccio prima lo sedò e poi staccò il respiratore che lo teneva in vita ormai da dieci anni.

Ha mai avuto qualche ripensamento?
«Nessun dubbio, rifarei tutto. Ho dovuto combattere contro la mia volontà, i miei desideri perché non avrei mai voluto far andare via Piergiorgio. E ora penso che lui in quei momenti abbia percepito questa mia sofferenza. Mi diceva: Mina non mi ami abbastanza, se mi amassi davvero mi lasceresti andare. Io non volevo e capisco che sono stata egoista».

Cosa direbbe al padre di Eluana?
«Tieni duro. I giudici lo devono ascoltare perché lui come tutore è autorizzato a esprimersi in nome della figlia. Occorre affidarsi ai parenti più stretti e agli amici che conoscono il carattere, i desideri e le paure di chi soffre e in quel momento non può affermare la propria volontà».

Cosa augura a Eluana?
«Spero che i giudici adempiano al suo volere. Rispetto della vita non vuol dire vita a tutti i costi, non basta che ci sia respiro. Rispetto per me invece significa aderire alla volontà del malato dandogli il riposo che lui stesso chiede».

Due sentenze opposte sullo stesso caso. Forse non spetta ai giudici trovare la soluzione di casi così delicati
«La legge non c’è ma ce ne sarebbe bisogno. Manca una normativa che autorizzi il medico a interrompere cure. Anche nel caso di Nuvoli come in quello che mi riguarda il paziente poteva esprimere la propria volontà mentre nei casi come quello di Eluana basta dare ascolto al tutore. Queste sentenze contrapposte sono un segnale che il Parlamento ha il dovere di recepire legiferando. Occorre una normativa leggera: poche indicazioni che permettano di valutare caso per caso. La legge sul testamento biologico messa a punto al Senato da Ignazio Marino è laicamente ineccepibile, aperta a tutte le fedi e anche a chi non ha fede».