Beppino: nel 2004 scrissi a tutte le istituzioni

Roma - Quando Berlusconi era presidente del Consiglio, "nel 2004, gli scrissi una lettera chiedendogli aiuto. Non rispose. Dal momento che la politica non fece nulla e nemmeno il governo, mi rivolsi ai giudici. Chiesi loro aiuto ed essi fecero il loro dovere". E' quanto dice Beppino Englaro in un'intervista al Pais pubblicata oggi sul sito online del giornale spagnolo. "Ci auguriamo che lei signor presidente e gli altri destinatari di questa lettera vogliano trovare gli atti opportuni per dare uno sbocco alla vicenda di nostra figlia Eluana che da 4.430 giorni è costretta da istituzioni e medici a una non vita". E' questo il testo dell'appello che Beppino Englaro rivolse nel marzo del 2004 ai vertici dello stato. Allora presidente della repubblica era Carlo Azeglio Ciampi e presidente del consiglio Silvio Berlusconi. "Inviai la lettera a tutte le istituzioni - ha confermato oggi Beppino - ma non ebbi alcuna risposta". L'appello venne letto durante un convegno all'Umanitaria di Milano il 12 marzo 2004. "Scrivere questa lettera è stato uno dei momenti più tragici della nostra vita da 12 anni a questa parte" disse allora Beppino.

"La Chiesa non può imporre i suoi valori" "La Chiesa non ha nulla a che vedere con questa questione. Non mi può imporre i suoi valori", aggiunge il padre di Eluana. "Della Chiesa non parlo, sento un grande rispetto verso di lei e spero lo stesso per me da parte della Chiesa. Spero che sappiano quello che dicono e che fanno, ma non polemizzo con loro", aggiunge Englaro. "Il magistero della Chiesa è morale; lo Stato è laico e in esso convivono anche i cattolici. Quello che dice la Chiesa riguarda solo loro, non noi che non professiamo questa confessione", conclude il padre della donna in stato vegetativo da 17 anni.