Bergamo, lei è in coma e l’azienda la licenzia: "Ha fatto troppe assenze e intralcia il lavoro"

Un anno fa la donna, 41 anni, commosse l’Italia partorendo una bimba in stato vegetativo. Ora ha ricevuto la lettera di licenziamento dall'azienda per cui lavorava da secici anni. La società: "Le sue assenze intralciano l’attività produttiva, l’organizzazione del lavoro ed il suo
regolare funzionamento"

Bergamo - Mentre la Camera approva il ddl bipartisan sul testamento biologico, arriva da Bergamo il caso di una madre di 41 anni in stato vegetativo, licenziata dal datore di lavoro proprio a causa della sua malattia che ne compromette il rendimento in azienda.

La paziente, residente nell’hinterland cittadino e colpita da aneurisma cerebrale nel febbraio del 2010, il 31 maggio dell’anno scorso ha dato alla luce il quarto figlio, una bambina chiamata Gaia, al termine di un parto difficilissimo ma perfettamente riuscito agli Ospedali Riuniti di Bergamo. Attualmente è ricoverata alla clinica Don Orione, un centro specializzato nell’assistenza dei lungodegenti.
Il 4 giugno scorso la Nuova Termostampi di Lallio, ditta che si occupa di stampi e stampaggio di articoli tecnici per la quale la signora ha lavorato come operaia 16 anni, le ha comunicato il licenziamento per superamento del periodo di malattia previsto dal contratto nazionale, pari a 365 giorni.

Ma non solo. L’azienda ha fatto sapere inoltre che questo grave stato di salute causa «la discontinuità della sua prestazione lavorativa, con evidenti intralci all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro ed al suo regolare funzionamento».

Pochi giorni prima della notifica, il marito della paziente aveva formalizzato la richiesta di godimento delle ferie e dei permessi maturati prima dello scadere del periodo di comporto di malattia. «Chiedo rispetto per i diritti di mia moglie - ha detto amareggiato il marito- Chiedo che se ne ha, come credo diritto venga riassunta».

Con l’assistenza dell’Ufficio Vertenze della Cgil Bergamo, il licenziamento è stato impugnato. «Stante il contesto, voglio fare una considerazione più sul versante umano che su quello sindacale/legale, che seguirà comunque il suo iter – ha dichiarato Fulvio Bolis, segretario della Filctem Bergamo - mi è capitato nel passato di dover affrontare situazioni analoghe, lavoratori affetti da gravi malattie in procinto di superare il periodo di comporto per la conservazione del posto di lavoro. In quasi tutti i casi, anche grazie alla sostanziale assenza di costi per il datore di lavoro, le aziende non hanno provveduto al licenziamento ma, al contrario, hanno mantenuto in essere il rapporto di lavoro. Mi pare di poter dire che l’azienda in questione abbia quanto meno sottovalutato la condizione difficilissima di una propria collaboratrice. Di attenzione al fattore umano qui proprio non si vede traccia».

Intanto l’azienda - contattata- risponde senza entrare nello specifico, limitandosi a definire lesiva la versione del sindacato. Dal punto di vista medico, le condizioni della paziente vengono definite di coma vigile: il cuore batte, la paziente respira, apre e chiude gli occhi, ma non risponde agli stimoli esterni. In questi casi, più per lasciare aperto un teorico spiraglio di speranza, i sanitari hanno deciso di aspettare 12 mesi prima di dichiarare ufficialmente lo stato vegetativo. Il parto commosse l’Italia. Quando è stata ricoverata per emorragia cerebrale, nel gennaio dell’anno scorso, la donna era all’inizio della gravidanza e d’accordo con la famiglia, i medici hanno deciso di proseguire il decorso fino a uno stadio che permettesse di fare nascere la piccola Gaia, che ora ha 14 mesi. Oggi la storia di questa mamma torna a commuovere il Paese.