Berger: «La F1? Lotta in famiglia e gli esperti subiscono i pivelli»

Prove libere a Monaco. Parla l’ex di McLaren e Ferrari

nostro inviato

a Montecarlo
I tifosi della Ferrari lo ricordano soprattutto per il miracolo di Imola, anno 1989, la sua rossa in fiamme e lui dentro, imprigionato dal fuoco. Lui che pareva spacciato e che invece si salverà; merito di una gran botta di... ma anche di quegli uomini un po’ eroi e un po’ angeli del servizio anti-incendio. Gerhard Berger, 48 anni, sulla Ferrari ci ha corso a puntate: due per l’esattezza. La prima, dall’87 all’89 in coppia con Alboreto, la seconda dal ’93 al ’95 con Alesi. Sua la prima vittoria di Jean Todt team manager rampante. I tifosi della McLaren, invece, lo ricordano per i tre anni trascorsi a far da spalla ad Ayrton Senna, dal 1990 al ’92, un rapporto di lavoro sfociato in grande amicizia. Ora Gerhard è comproprietario della Toro Rosso che corre con i motori Ferrari, ora è nume tutelare di Bruno Senna, nipote di Ayrton. Come dire che l’auto rossa e quella inglese hanno segnato tutta la sua vita. Per questo può giudicare in modo bipartisan le due litiganti del mondiale. Dice: «In questo momento si equivalgono, anche se mi sembra che la Ferrari abbia ancora qualcosina in più... Francamente, però, stiamo parlando di piccolissime differenze».
E quale potrà essere la grande differenza che regalerà il titolo?
«Vincerà chi non avrà cali, durante l’anno, nello sviluppo della macchina».
Come vede Raikkonen e Massa da una parte, Alonso ed Hamilton dall’altra?
«Vedo che i due esperti, e quindi virtualmente favoriti per il titolo (Fernando e Kimi), stanno subendo i due inesperti e, nel caso di Hamilton, addirittura patiscono un rivale praticamente senza esperienza in formula uno».
Per lei che ha vissuto per anni in entrambi i team, quali sono le doti di Ferrari e McLaren?
«Le stesse: hanno le giuste risorse, sia tecniche che finanziarie; non solo: hanno saputo mantenere la squadra stabile».
La tradizione vuole che la McLaren lasci i suoi piloti più liberi di lottare, la Ferrari meno.
«Sì, lo confermo: la McLaren ti lascia libero di fare la tua gara e sono sicuro che, al momento, entrambi stanno combattendo uno contro l’altro. Ma verrà il momento. Come sapete, gli ordini di scuderia sono ormai proibiti però è inevitabile che, ad un certo punto, quando uno dei due sarà decisamente più avanti, l’altro saprà esattamente che cosa fare e si adeguerà, chiunque sia l’altro».
Però anche in Ferrari, senza Schumacher, i piloti sembrano ora totalmente liberi. È solo un’impressione?
«Penso che la storia degli ordini di scuderia o delle gerarchie in Ferrari sia stata un po’ troppo mitizzata. Certo Michael Schumacher si è imposto come leader del team, ma non dimenticatevi che ha vinto sette titoli ed è sempre stato, fra i ferraristi, quello con più chance mondiali. Comunque, no, non è un’impressione: in questo momento Kimi e Felipe stanno davvero lottando uno contro l’altro».
La McLaren e la Ferrari della sua epoca che cosa avrebbero fatto per gestire Alonso due volte mondiale e il debuttante Hamilton al suo fianco?
«Con due nuovi piloti nel team, entrambi bravi, l’unica cosa che può fare una squadra è dargli sempre il massimo supporto senza pensare ai titoli dell’uno o dell’altro. La McLaren non può far altro che aspettare e vedere che succede in classifica. Conta il risultato in pista, la gente sembra dimenticarlo».
Ultimamente, anche vedendo il debutto di Hamilton, la gente inizia a pensare che la formula uno di oggi sia troppo facile.
«Da un certo punto di vista quelle di oggi sono auto più facili da guidare, di certo sono più sicure e chiedono meno fisicamente, ma l’aderenza incredibile delle gomme stressa il pilota in altro modo. Non solo: c’è molta elettronica, il pilota deve tenere sotto controllo tantissime cose, per cui tutto diventa più complicato. La verità è che se Hamilton va così forte, oltre che per il suo innato talento, è perché la McLaren l’ha preparato fin da quando era una bambino».