Bergognone «inedito» tra i Profeti

La diciassettesima edizione di «Brera mai vista» presenta da oggi al 29 ottobre, nella sala XV della Pinacoteca cinque dipinti di Ambrogio da Fossano detto il Bergognone: un recente acquisto, la piccola «Natività» entrata a far parte delle collezioni del museo nel 1999, e i quattro «Profeti» Michea, Sofonia, Gioele e Malachia, che dovevano far parte della predella di un'ancona perduta. I cinque dipinti rappresentano due successive fasi del percorso stilistico di uno dei principali protagonisti della pittura rinascimentale nel ducato degli Sforza, rivisitato nel catalogo dell'esposizione da Pietro Marani.
Nell’ormai tradizionale rassegna realizzata sempre grazie al sostegno di Banca Intesa, l'opera più antica è la «Natività», nella quale i riferimenti a modelli transalpini si combinano alla novità rappresentata dall'incisione su disegno di Donato Bramante eseguita da Bernardo Prevedari nel 1481 su commissione del pittore Matteo de' Fedeli e all'influenza di Vincenzo Foppa, nella cui orbita si riconduce l'ancora sfuggente formazione di Ambrogio Bergognone. La tavoletta braidense, databile agli anni 1481-83, è infatti un testo di notevole interesse per comprendere quali fossero le componenti della cultura dell'artista, allora trentenne, negli anni Ottanta del Quattrocento.
I quattro «Profeti», già appartenuti alle collezioni Contini Bonacossi e Cini ed entrati a Brera nel 1989, costituiscono invece una testimonianza minore della produzione di Ambrogio Bergognone nei primi anni Novanta, quando la sua attività si identifica con il cantiere della Certosa di Pavia, dove eseguì le ancone di Sant'Ambrogio e della Crocifissione, entrambe datate 1490, quella di San Siro, documentata al 1491, la «Madonna con il Bambino» e le sante Caterina da Siena e Caterina d'Alessandria ora alla National Gallery di Londra, vari altri dipinti su tavola provenienti dagli altari e dagli ambienti del monastero e buona parte della decorazione affrescata della chiesa.
Pur nel loro piccolo formato, i «Profeti» sono assimilabili alle opere di questo primo periodo trascorso da Ambrogio alla Certosa di Pavia all'incirca entro il 1494 e nella caratterizzazione dei volti condividono soprattutto con la pala di San Siro gli accenti bramanteschi che contraddistinguono lo stile di Ambrogio in questa fase. Il volto del Profeta Malachia, inoltre, sembra riflettere timidamente la conoscenza delle «teste caricate» di Leonardo.