Berlino contro Roma sul nucleare iraniano

Il governo tedesco non vuole l'Italia nel gruppo che tratta con Teheran. La Farnesina: "Ma il nostro contributo serve comunque". E Washington spinge da tempo per farci entrare nel 5+1 dell'Onu

Berlino - Berlino sbarra la strada all’ingresso dell’Italia nel «5+1», il gruppo dei cinque membri permanenti nel Consiglio di sicurezza dell’Onu più la Germania che decidono la politica mondiale sullo spinoso dossier nucleare iraniano. Una chiusura, quella annunciata ieri dal portavoce del ministero degli Esteri tedesco, che rimbalza subito alla Farnesina, dove fonti diplomatiche ribadiscono la convinzione che l’Italia possa apportare «un contributo importante» nel negoziato con Teheran.

L’ingresso nel gruppo dei «5+1» è in cima alle priorità del nuovo corso della Farnesina di Franco Frattini. Appena insediatosi alla guida della diplomazia italiana, il neo ministro degli Esteri ha sposato la linea dura nei confronti del regime degli ayatollah, la stessa adottata da Washington e dalle principali capitali europee. L’obiettivo è inserire Roma in quello che ormai viene considerato come una prova generale per un futuro Consiglio di sicurezza allargato. E la contrarietà della Germania era ampiamente prevedibile, dal momento che italiani e tedeschi hanno da anni visioni contrapposte sulla riforma dell’Onu.
Berlino punta infatti ad un seggio permanente con diritto di veto (assieme a Brasile, India e ad un rappresentante africano); mentre Roma ha in mente un sistema di seggi semi-permanenti a rotazione da aggiungere a quelli esistenti: un compromesso che vedrebbe maggiormente tutelato il peso specifico dell’Italia in Consiglio. E la partita della riforma Onu passa adesso anche attraverso il tavolo delle trattative sul nucleare iraniano.

Una modifica del formato attuale «non sarà preso in considerazione», ha riferito senza giri di parole il portavoce tedesco Ulrich Wilhelm, osservando che i negoziati con Teheran per bloccare l’arricchimento dell’uranio «già avvengono in stretta sintonia con gli altri Stati dell’Unione europea». Almeno su quest’ultimo punto Roma e Berlino sono d’accordo.

Ma fonti della Farnesina sottolineano che l’Italia - già peraltro presente in «fori tecnici ad alto livello» dove si discute del programma nucleare iraniano - è in grado di imprimere una svolta «all’evoluzione del negoziato» con Teheran, «sia nell’ottica dell’applicazione delle sanzioni che in quella dell’offerta all’Iran di un pacchetto negoziale più ampio ed articolato».
D’altra parte, fanno notare al ministero degli Esteri, «non si può non registrare un crescente consenso nella comunità internazionale per un ruolo più attivo dell’Italia nelle trattative, come emerso anche dal recente colloquio del ministro Frattini con Condoleezza Rice». Pochi giorni fa infatti, a Stoccolma, il titolare della Farnesina si era sentito ripetere dal segretario di Stato Usa che Washington avrebbe continuato a «spingere» per l’ingresso di Roma nel «5+1». E proprio per parlare di Iran, Frattini sarà nei prossimi giorni a Parigi e Londra per incontrare i colleghi Bernard Kouchner e David Miliband. È ovvio che se Roma riuscisse a portare dalla sua parte Francia e Gran Bretagna, per la Germania sarebbe più difficile mantenere una posizione di rifiuto.