Berlino, l’italiano in cella per il finto pestaggio

Sequestrati 639mila euro al portavoce del gruppo estremista

Salvo Mazzolini

da Berlino

Pochi giorni fa tutti i giornali tedeschi pubblicarono la sua foto mentre in ospedale esibiva le ferite alla testa e al ginocchio come prova del pestaggio subito dai naziskin alla caccia di stranieri con la pelle scura o anche dall'aspetto appena, appena mediterraneo. Da ieri la sua foto è di nuovo sui giornali ma come prova di un clamoroso falso. Gianni Congia, il gelataio italiano che ha detto di essere stato aggredito e picchiato dalle teste rasate, si è inventato tutto ed ora è agli arresti in ospedale per simulazione di reato. Rischia tre anni di carcere perché le ferite sono, sì, autentiche ma il suo racconto è falso e i naziskin, una volta tanto, non c'entrano.
A provocare le ferite sono state altre circostanze. La notte del presunto pestaggio il nostro connazionale, che per alcuni giorni è stato glorificato come l'ennesimo martire della violenza xenofoba, era ubriaco e si aggirava barcollando nei sotterranei della stazione della metropolitana ad Alexanderplatz. Perde l'equilibrio, scivola nella fossa dei binari, riesce a rialzarsi ma nella caduta ha riportato la frattura di un ginocchio e lesioni al capo. Quando molto dopo arriva un'autoambulanza, non resiste alla tentazione di farsi passare come vittima di tre skinheads, con scarponi chiodati e mazza da baseball, che lo avrebbero pestato solo perché italiano.
A inchiodarlo è un video ripreso dalle telecamere nascoste installate nella stazione della metropolitana che documenta come sono andate realmente le cose. E così il Gastarbeiter Gianni Congia, 30 anni, in Germania da dieci, da personaggio che riscuote la solidarietà del Paese, diventa per molti la conferma degli stereotipi sugli italiani poco credibili, sempre portati a fare i furbi. Una brutta storia che a parte le ricadute sul prestigio nostrano ha contribuito a rendere ancora più acceso il dibattito sul clima di allarme per possibili violenze dei naziskin durante i mondiali di calcio in giugno, quando in Germania dovrebbero arrivare, secondo le stime, tre milioni di stranieri.
Non pochi, tra politici e organizzatori, dicono che il clima di allarme lanciato soprattutto dai giornali è esagerato e pericoloso perché rischia di tenere lontani molti potenziali visitatori. Ma molti non sono d'accordo. Uwe-Karsten Heye, portavoce governativo ai tempi del cancelliere Schröder, ha detto che ci sono località, soprattutto nel Brandeburgo, dove è bene che chi ha la pelle scura si tenga alla larga. Le statistiche purtroppo gli danno ragione. Nel Brandeburgo (il land che circonda Berlino) nel 2004 ci sono stati 105 episodi di violenza xenofoba, quasi uno ogni tre giorni, una percentuale pari a quella della Renania-Vestfalia, la cui popolazione è però superiore di sette volte.
E il numero dei naziskin militanti è passato da 1.290 a 1.385. Secondo un rapporto dei servizi segreti, di cui il Times di Londra sarebbe venuto a conoscenza, i bersagli maggiormente a rischio di attentati da parte dell'estrema destra razzista non sarebbero gli stadi ma le trecento piazze delle città tedesche in cui ci saranno i maxischermi per trasmettere le partite. Il nostro connazionale si è inventato una storia non vera ma verosimile.