Berlino, è morto Markus Wolf il maestro delle spie nella Ddr

L’ex capo della Stasi aveva 83 anni: si è spento nel sonno nella sua casa. Durante la «guerra fredda» mise a segno contro Bonn una serie di colpi rimasti memorabili nella storia degli 007

Salvo Mazzolini

da Berlino

Durante gli anni della guerra fredda era l'uomo senza volto. Poi finita la guerra fredda e caduto il muro di Berlino, il volto di Markus Wolf, il leggendario Misha, capo della rete di spionaggio della Germania comunista, è diventato un volto fin troppo noto, conteso da giornali e televisioni. Tanto noto che il suo indirizzo a Berlino era considerato un'attrazione turistica. Wolf è morto nel sonno all'età di 83 anni nella notte tra mercoledì e giovedì. Aveva tutte le caratteristiche del personaggio uscito da un romanzo. E infatti a lui si ispirò John Le Carrè per «La spia che venne dal freddo». Misha era Carla, nome in codice, nel romanzo, del capo dei servizi segreti tedesco-orientali. Un uomo colto e raffinato che deve scoprire se Richard Burton, una spia inglese fuggita nella Berlino comunista, è un agente doppio infiltrato da Londra oppure un autentico traditore passato al nemico perché scaricato dai suoi superiori. Per smascherare Burton, Carla usa le sue armi migliori, astuzia e psicologia, le stesse armi che permisero a Markus Wolf di mettere a segno colpi rimasti memorabili nella storia dello spionaggio. Fu lui a inventare i famosi agenti Romeo che diventarono un incubo per il controspionaggio di Bonn.
Gli agenti Romeo spie professioniste di Berlino est, quasi sempre celibi e dal bell’aspetto, che si fingevano profughi scappati nella Germania Ovest dove, in quanto tedeschi, non avevano difficoltà a mimetizzarsi e a crearsi una nuova vita. Le loro prede erano le donne sole soprattutto se svolgevano un lavoro a contatto con personaggi potenti. Ci cascarono a centinaia, soprattutto segretarie anziane di ministri, generali e grandi industriali convinte di aver trovato l'uomo della loro vita che invece era interessato a carpire non il loro cuore ma i loro segreti.
A volte le storie d'amore costruite da Misha finivano male, con l'agente Romeo che sul punto di essere scoperto se ne ritornava al di là del muro. Ma a volte finivano bene. È il caso di un carabiniere distaccato presso l'ambasciata italiana nella Ddr irretito da un'avvenente ragazza tedesca che lavorava per i servizi di Berlino est (Wolf aveva anche creato un esercito di Mata Hari). Scoperto e condannato, il carabiniere, uscito di prigione, tornò nella Ddr e si sposò con la ragazza con la quale vive tuttora felicemente. Era lo stesso Wolf a raccontare la storia per dimostrare che non fece solo del male.
Il suo colpo più straordinario fu l’aver collocato un suo uomo, Günther Guillaume, a fianco del cancelliere Willy Brandt. Anche Guillaume era una spia professionale passato a Ovest sotto i finti panni di profugo. Si iscrisse al partito socialdemocratico e la sua capacità di mimetizzarsi fu tale che si guadagnò la stima dei vertici del partito ed ebbe accesso ai segreti più delicati. Grazie a lui e a Misha, che lo guidava da Berlino est, il governo della Germania comunista veniva informato su tutte le decisioni del dialogo tra Bonn e Mosca. Nel ’74 la scoperta di Guillaume portò alla caduta di Brandt. Ricordando quell’episodio, Wolf diceva di aver commesso un errore per non aver ritirato Guillaume prima dello scandalo perché la caduta di Brandt non rientrava negli interessi della Ddr. La sua morte è avvenuta nel diciassettesimo anniversario della caduta del muro. Un'avvenimento che cambiò la sua vita. Nell’ultima fase della Ddr, tentò di riciclarsi come politico impegnato a costruire un comunismo dal volto umano. Ma il suo passato era troppo compromesso con gli anni più bui della Germania est. Dopo l'unità scappò a Mosca ma quando cadde anche l'Urss scelse di tornare in Germania dove nonostante la condanna per una serie di reati comuni commessi nella sua attività riuscì sempre ad evitare il carcere. Ma non rivelò mai i nomi dei suoi collaboratori.
Solo una volta fece un nome. Durante una trasmissione di Porta a Porta rivelò il nome della sua spia in Vaticano: padre Brammers, un benedettino, nome in codice Lichtblick (lampo di luce). Poi disse di aver rivelato quel segreto perché stimava molto Papa Wojtyla. Strana scelta per un protagonista della guerra fredda.