A Berlino per noi è un Caos Calmo Festival pop ma la Roberts non c’è

In gara solo il film di Grimaldi. Arrivano Day Lewis e la Farrow

da Berlino

Il Festival di Berlino non è diventato un Festival del pop o del rock, anche se si apre oggi con Shine a light di Martin Scorsese, il documentario - fuori concorso - sui Rolling Stones (in arrivo in città) e nel «Panorama» è attesa la cantante Madonna debuttante regista in Filth and wisdom (Sporcizia e saggezza), una dicotomia tragica nelle carriere di ambiziosi agli inizi. E ancora Patti Smith: dream of life, di Steven Sebring sulla vita della carismatica cantante rock. Tra sofferte lezioni di piano è invece Elegy di Isabelle Coixet con Penelope Cruz e Sir Ben Kingsley: una versione americana del film tedesco L'angelo azzurro (1930). Se la Cruz non compete con la Dietrich, ci prova la trama: Kingsley è un professore ligio e modesto che s'invaghisce fino alla follia, di un'allieva dai grandi occhi bruni e una travolgente sensualità. L'unico italiano in «Concorso» è Caos Calmo di Antonello Grimaldi con Nanni Moretti e Alessandro Gassman. Un vedovo disperato si nutre tutti i giorni di una porzione di vita circostante al chiuso della propria auto, mentre aspetta l'uscita da scuola della figlia.
Il direttore del Festival Dieter Kosslick si deve sempre difendere da due accuse: l'essere di parte col cinema tedesco e la precarietà di grandi star in passerella. Rispedisce la prima al mittente con un solo tedesco nel Concorso (Kirschblüten - Hanami di Doris Dörrie) e se a travolgerlo parrebbe la defezione di Julia Roberts, protagonista di Fireflies in the garden di Dennis Lee (classico dramma familiare americano, dove tutti sembrano felici, fino alla sequela delle disgrazie), a salvarlo invece sono gli arrivi al Grand Hyatt Hotel, cuore della Berlinale, di Willem Dafoe, comprimario della Roberts, Daniel Day-Lewis, Mia Farrow, John Malkovich, Tilda Swinton, Natalie Portman, Scarlett Johansson e Jeanne Moreau. Mia Farrow recita in Be kind rewind, fuori concorso di Michel Gondry (che chiuderà la Berlinale il 17 febbraio). Consono al grottesco gondryano, racconta dei film perduti di una videoteca e di un dipendente che propone i remakes con sfaccendati d'occasione. Tilda Swinton è protagonista del tragico Julia di Erick Zonca nel «Concorso» e di Derek di Isaa Julien nel «Panorama». Nel primo è un'alcolizzata allo sbando e nel secondo è se stessa narratrice della biografia del giovane regista e amico defunto Derek Jerman. Si aggiunge fuori concorso la regina di Natalie Portman in The Other Boleyn Girls, di Justin Chadwick, nei panni di Anna Bolena madre di Elisabetta I e moglie del sanguinario Enrico VIII. L'affianca angelica, Scarlett Johansson nel ruolo della sorella Maria Bolena. Il soporifero Amos Gitai, ci prova stavolta dal «Berlinale Special» con Jean Moreau in Plus Tard, tu comprendras, che occupa lo spazio, nel festival del politicamente corretto, alla memoria dell'Olocausto. Tratto invece dal romanzo sociologico di Upton Sinclairs Oil è There will be blood di Paul Thomas Anderson con Daniel Day-Lewis, sulla vita del magnate del petrolio Edward L. Doheny (1856-1935), diventato tale suo malgrado mentre cercava l'argento. Nota: quasi tutte le star sono in film fuori concorso. Ma è cifra della Berlinale, il cui concorso è tra gli interstizi, con storie in sordina e di sconosciuti da Cina, Corea, Palestina, Messico, Polonia, Finlandia e Iran. È da qui che deve uscire il vincitore dell'Orso d'oro.